Donald Trump ha parlato ieri sera per due ore al telefono con Vladimir Putin e il colloquio è stato molto produttivo, scrive il presidente Usa sui social, «un grande progresso». La sua idea, ora, è forzare il negoziato sul conflitto in Ucraina come ha fatto in Medio Oriente. «Rivediamoci a Budapest e chiudiamo la guerra», ha detto al leader del Cremlino. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, va oltre e secondo Trump «è ancora possibile far sedere allo stesso tavolo Putin e Zelensky». Il faccia a faccia tra i due nemici, sempre respinto da Putin che non considera Zelensky un interlocutore legittimo, sarebbe il vero fischio d’inizio della partita negoziale. Il piano di Donald è già in movimento: «La prossima settimana ci sarà una riunione tra i nostri consiglieri di alto livello, guidata dal segretario di Stato Marco Rubio», ha annunciato. Quel tavolo preparerà il nuovo incontro fra il leader Usa e lo zar in Ungheria, mentre oggi, nello Studio Ovale, Trump vedrà di nuovo Zelensky nel quarto vertice dell’anno fra i due. Sarà un incontro cruciale: sul tavolo ci sono le armi americane a lungo raggio in grado di colpire la Russia in profondità, la pressione militare su Mosca, i prossimi passi di un futuribile negoziato e il cessate il fuoco. Ma soprattutto entra nella fase decisiva la leva più potente che Trump è pronto a usare per costringere Putin a giocare seriamente la partita: i missili Tomahawk. Biden aveva evitato di autorizzarne l’invio, limitandosi a fornire a Kiev gli Atacms e imponendo però severi vincoli d’uso. Trump ha rotto gli indugi e detto pubblicamente quello che fino a ieri più un retroscena che uno scenario verosimile: «Zelensky vuole armi. Gli piacerebbe avere i Tomahawk. Ne abbiamo molti». Putin ha replicato minacciando risposte «asimmetriche» e sostenendo che la consegna dei Tomahawk costituirebbe “una linea rossa” superata la quale si potrebbe arrivare a un confronto diretto con la Nato. Un atto di aggressione. Ma Trump non arretra: anzi, legando la pressione militare all’apertura di un canale diplomatico diretto, sta costruendo la sua architettura di negoziato sul modello della pax mediorientale, tutta basata sulla minaccia di usare la forza. «Abbiamo fatto progressi grazie a ciò che è accaduto in Medio Oriente», ha detto ieri sera ricordando senza remore la tregua tra Israele e Hamas.