Ragazzi seduti per terra attorno alla bara con le gambe incrociate, addosso magliette col volto di Paolo e la scritta "sarai per sempre nei nostri cuori".

Nella prima fila i genitori, la sorella Sofia e il piccolo Mattia di sei anni, la cattedrale di Palermo gremita e piena di dolore e commozione per l'ultimo saluto a Paolo Taormina, il ragazzo di 21 anni assassinato nella notte tra sabato e domenica scorsi all'Olivella, una delle zone della movida sporcata di sangue da Gaetano Maranzano, reo confesso dell'omicidio che ha sconvolto gran parte della città, da molto tempo alle prese con continui episodi di violenza urbana.

L'ultimo saluto a Paolo Taormina, a Palermo cattedrale gremita

A tre chilometri e mezzo dal duomo, il fischio delle sirene delle navi ormeggiate, omaggio dei portuali alla vittima, ha anticipato di qualche minuto l'omelia dell'arcivescovo Corrado Lorefice. "Un dolore inconsolabile, è assurdo che un figlio venga rubato ai genitori, alle sorelle, ai fratelli, agli amici. Al suo lavoro e alla comunità cittadina", ha esordito il prelato. Poi l'appello: "Basta violenza. Basta uccisioni. Torniamo a educare, a coinvolgerci, a costruire relazioni, a impiegare energie per ritrovare un senso comunitario della vita". Perché "non sono gli eserciti, non sono le forze di polizia, col loro pur encomiabile servizio, a cui siamo gratissimi, che potranno estirpare la violenza omicida". "Possiamo essere solo noi, insieme - ha esortato l'arcivescovo - può essere solo Palermo tutta a mettere fine alla spirale della violenza, attingendo alle sue energie interiori, alla sua storia, alla sua umanità". Non soltanto parole, ma gesti concreti da parte della chiesa, con gli arcivescovi di Palermo e Monreale, dove lo scorso aprile in piazza sono stati assassinati tre giovani e altrettanti sono stati arrestati per la strage, che hanno chiamato a raccolta cittadini e istituzioni sabato prossimo alle 21 davanti alla parrocchia dello Zen, quartiere da dove provengono gli assassini dei quattro ragazzi. "Noi non andiamo armati di armi, ma armati dell'amore di Paolo", ha detto Lorefice.