Dalla Basilica di Massenzio all'area sacra di Largo Argentina, i dipinti di Maria Barosso raccontano con accuratezza ed eleganza episodi cruciali della Roma nei primi decenni del XX secolo, durante la stagione delle grandi trasformazioni edilizie della Capitale: la demolizione della collina Velia per far spazio all'attuale via dei Fori Imperiali e la sorprendente emersione di quattro templi repubblicani e della Curia di Pompeo tra le macerie di largo Argentina.
L'archeologa e artista Maria Barosso, prima donna funzionaria e unica disegnatrice della direzione generale Antichità e Belle Arti del ministero della Pubblica Istruzione, riportava con grande vivacità di particolari la vita dei cantieri e delle demolizioni urbanistiche, documentando ad acquerello i monumenti e gli scavi della Soprintendenza di Roma e del Lazio.
Molti erano documenti di supporto alle relazioni tecniche e altri erano un modo delicato e pieno di talento di raccontare Roma, la città che iniziò a conoscere e ad amare nel 1905.
Oggi i suoi acquerelli, provenienti dai depositi della Sovrintendenza Capitolina, sono esposti nella mostra 'Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione' alla Centrale Montemartini che, dal 17 ottobre al 22 febbraio 2026, ospita la prima rassegna monografica interamente dedicata all'archeologa e artista nata a Torino nel 1879, assieme a stampe, disegni e lettere. Nel percorso espositivo circa 100 opere di Maria Barosso sono poste in dialogo con i lavori di altri artisti a lei contemporanei, con fotografie, documenti e manufatti storici. Complessivamente 137 opere - alcune mai esposte come le rappresentazioni del Compitum Acilium, piccolo santuario dedicato ai Lari - svelano una Roma in profonda trasformazione nei primi anni del Novecento.






