Il “bisogno fondamentale” da parte delle vittime e dei sopravvissuti ai casi di abusi all’interno degli organismi ecclesiali o commessi, comunque, da persone che a questi si possono ricondurre, è quello di “avere accesso alle informazioni sul loro caso” e questo costituisce un “argomento di notevole preoccupazione”. E’ uno dei messaggi che emerge dal Rapporto Annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa in ambito di prevenzione e contrasto degli abusi, redatto dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori e riferito all’anno 2024, presentato in Vaticano tra gli altri dall’arcivescovo Thibault Verny e il vescovo Luis Manuel Alí Herrera, rispettivamente presidente e segretario della Commissione.

“Notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”

L’accesso a questi dati, è emerso nelle risultanze del Rapporto, “è stato indicato in particolare come rilevante componente del percorso di guarigione per le vittime e per i sopravvissuti. Ad esempio, è stato riferito, una vittima ha spiegato: ”Vuoi sapere e non ti dicono nulla. È come essere mandati in purgatorio”. La Pontificia Commissione anti-abusi rileva una “notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”. Inoltre “i tabù culturali possono rendere difficile per le vittime/sopravvissuti e per le loro famiglie parlare delle proprie esperienze e denunciarle alle autorità”.