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A San Siro riappaiono bandiere e striscioni, ma rossoneri senza Pulisic e Saelemaekers

Tornano, a San Siro, fino a ieri l'altro frequentata dal silenzio ostile e dal dissenso rumoroso, le bandiere e si udiranno ancora i cori della curva che già col Bologna diede una mano al nuovo Milan di Allegri. «Abbiamo bisogno del loro sostegno» spiegò Max il primo giorno e adesso è venuto il momento di recuperare i colori e gli striscioni, banditi come armi improprie dalle curve milanesi. Torna anche Stefano Pioli a San Siro, partito senza grandi rimpianti dopo un secondo posto considerato al pari di una retrocessione per via dei tanti infortuni collezionati e anche della conclusione amara della stagione europea, prima lo scivolone dalla Champions all'Europa league e poi la doppia sfida con la Roma persa nettamente senza colpo ferire. Torna a San Siro dunque Stefano Pioli alla guida di una Fiorentina, salutata tra aspettative corpose e squilli di tromba e adesso invece relegata in fondo alla classifica con una deprimente posizione che fa persino dubitare delle doti del suo condottiero. Torna nello stadio che gli regalò la medaglia d'oro dello scudetto e una semifinale di Champions league che restano i suoi traguardi luccicanti dell'esperienza rossonera.