Parlavo ieri con un gruppo di studenti, maschi e femmine, che mi chiedevano — d’accordo fra loro — cosa ci sia di così grave nel fatto che Donald Trump si sia rivolto a Giorgia Meloni, l’altro giorno a Sharm el-Sheikh, indicandola come una bella donna. Ha detto, per la precisione: «Dall’Italia abbiamo una donna, una giovane e bella donna». Poi, strizzando l’occhio a un certo pubblico, ha aggiunto: «Una cosa del genere non potrei dirla in America perché solitamente è la fine della tua carriera politica, se lo dici».
Una ragazza del gruppo con cui parlavo ha commentato che se qualcuno le dice che è bella lei non si offende, anzi, le fa piacere. È un complimento. Tutti e tutte hanno annuito. Un ragazzo ha detto infatti, sono un po’ delle esagerazioni queste per cui non si può più dir niente a una ragazza altrimenti sei sessista. Sei un predatore, se dici bella. Hanno riso. Ho provato a replicare, a prendere il loro punto di vista. Anche a me le esagerazioni non piacciono, trovo che ottengano l’effetto opposto a quello desiderato. Tuttavia. Partiamo dalla coda.
Non è vero che Trump non può dire quello che dice, difatti lo dice. In mondovisione, e questo non pregiudica la sua carriera. Ha detto e fatto ben di peggio, in patria, e non ne è stato pregiudicato. Dirlo è un modo per denigrare chi chiede parità di condizioni, reciprocità di trattamento, rispetto dei ruoli. Se sei il capo del governo di un Paese devi essere presentato per la funzione che svolgi. Che tu sia uomo o donna, bello o brutto non importa.












