«Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana. Y no me lo pueden quitar». Donald Trump rispolvera il tormentone “Io sono Giorgia” in salsa spagnola per rivolgere il suo tributo, l’ennesimo, a Giorgia Meloni, affidato a sorpresa alla piattaforma di casa Truth. È il suo modo di dire grazie, mentre in America risuonano le parole della premier italiana, che, in un videomessaggio indirizzato al galà per il 50esimo anniversario della potentissima National Italian American Foundation (Niaf), a Washington, prende in prestito l’impresa leggenderia di Cristoforo Colombo per puntare il dito contro quella cultura woke tanto invisa al popolo Maga, un pilastro portante dell’ideologia trumpiana. «Stati Uniti e Italia insieme non sono solo alleati ma sono le colonne del mondo libero», esordisce la premier, capelli raccolti e un elegante tailleur nero indosso, mentre si scusa per l’assenza con una platea di oltre 2.500 persone tirate a lucido per l’occasione: «non ci sarebbe stato nessun altro posto in cui sarei voluta essere stasera - assicura, in sua vece all’Hilton Dc è presente una folta delegazione di Fdi capitanata dalla sorella Arianna e dai ministri Ciriani e Santanché - ma ci sono troppe cose da fare qui per il Paese che tutti amiamo». La presidente del Consiglio, in un video di 4 minuti e poco più, celebra l’alleanza di ferro, «il legame speciale» che unisce Usa e Italia, ma - mette in guardia - «ci sono forze che cercano di dividerci, di ridefinire la nostra storia e di distruggere le nostre tradizioni condivise. La chiamano la cultura woke. È un tentativo di cancellare la storia fondamentale degli italo-americani e di negare il loro posto speciale in questa nazione. Non glielo permetteremo. Il Columbus Day è qui per restare», aggiunge, ringraziando Trump con parole di miele per aver ripristinato, quest'anno, la celebrazione del giorno dell'arrivo del navigatore genovose nel Nuovo Mondo, il 12 ottobre 1492.