La Barcolana si può correre in tanti modi. Si può essere su una barca favorita, che punta ai primi dieci posti: allora, si proverà l’adrenalina di essere in prima fila sulla linea di partenza, della battaglia con gli avversar diretti, del lato finale davanti a Barcola e poi della sfilata davanti a piazza Unità, possibilmente in trionfo. Emozioni vere che si provano anche se si sale sul gommone di qualche team o della regata o dei media, che solitamente seguono il gruppo di testa. Il colpo di cannone per il vincitore, la consegna della Coppa d’Autunno, il tuffo in mare dello skipper e il muro di vele bianche in cui ci si avvicina allo start e che ci si lascia in scia durante la gara. E poi, si può fare la regata in modo più tranquillo, per partecipare, forse con meno adrenalina, ma di sicuro divertendosi.
Il Solaris 64 Freetime (Borlenghi)
Quest’anno io ho avuto modo di correre la Barcolana 57 su Freetime, un Solaris di 64 piedi, in carico al cantiere stesso e brandizzato dalla Regione con il claim “Io sono Friuli Venezia-Giulia”. A bordo, tra gli altri, il vicepresidente del cda di Solaris Yachts, Federico Gambini, già avvocato d’affari dell’omonimo studio, che ha seguito come legale il cantiere di Aquileia dal 2003, per poi diventarne il volto pubblico (il capitale è di 5 soci, la maggioranza all’italo-lussemburghese Marc Giorgetti), Luigi Magliari e il comandante Federigo Formilli, che si sono alternati al timone e tra gli ospiti-crew il capitano Giovanni Morello, pilota delle Frecce Tricolori e Anna Biagiolini, campionessa del mondo di windsurf nel circuito Pwa, quello dei professionisti. E c’era anche Michele Antonutti, ex cestista della Nazionale, canotta numero 9 dell’Apu Udine con cui ha terminato la carriera sportiva. Numero, quel 9, che è stato ritirato dalla squadra: sarà suo per sempre.








