Hanno costretto le boutique e i negozi online indipendenti a non fare sconti, imponendo di fatto un “cartello” sui prezzi per mantenerli artificialmente alti e uguali a quelli dei loro negozi monomarca. Per questo la Commissione Europea ha inflitto nelle scorse ore una maxi-multa complessiva di 157 milioni di euro a tre delle più note case di moda globali: Gucci, Chloé e Loewe. La colpa: aver violato le norme sulla concorrenza, orchestrando una regia occulta dei prezzi che ha danneggiato sia i rivenditori indipendenti sia i consumatori finali.
L’indagine di Bruxelles, durata anni e conclusasi dopo un’ispezione a sorpresa, ha scoperchiato un sistema di controllo dei prezzi che limitava sconti e promozioni. L’Antitrust europeo ha rivelato che le tre maison, appartenenti ai colossi LVMH (Loewe), Kering (Gucci) e Richemont (Chloé), per anni hanno adottato una pratica nota come “Resale Price Maintenance” (RPM). In altre parole, hanno impedito ai rivenditori multimarca indipendenti – boutique fisiche e siti e-commerce – di stabilire liberamente i propri prezzi di vendita.
Secondo Bruxelles, le aziende hanno imposto una serie di restrizioni: l’obbligo di non discostarsi dai prezzi raccomandati, limiti massimi agli sconti applicabili e, in alcuni casi, il divieto totale di praticare riduzioni di prezzo. L’obiettivo era far sì che i prezzi nei negozi indipendenti fossero allineati a quelli delle loro boutique monomarca, eliminando di fatto la concorrenza. Le violazioni, per Gucci e Loewe, andavano avanti dal 2015, mentre per Chloé dal 2019, e sono cessate solo nel 2023, dopo un’ispezione a sorpresa da parte della Commissione. La sanzione più pesante è stata inflitta a Gucci, con una multa da 119,6 milioni di euro. A Chloé è stata comminata una sanzione da 19,7 milioni, mentre Loewe dovrà pagare 18 milioni.






