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Ultimo aggiornamento: 15:19
Dal penale al sociale è stato lo slogan che ha accompagnato le battaglie politiche e sintetizzato l’approccio culturale della nostra associazione Antigone negli ultimi decenni. La reazione delle politiche penali deve lasciare il campo alla prevenzione delle politiche sociali, intese nella maniera più ampia e integrata possibile. Se davvero accadesse questo, il carcere si svuoterebbe dei grandi numeri che oggi lo gonfiano. Le carceri non recludono la grande criminalità bensì la grande marginalità, portatrice di ogni tipo di povertà – a cominciare da quella sanitaria – e di problema sociale. La prigione costituisce vergognosamente l’ultima frontiera del welfare.
C’è un posto dove più che mai si tocca plasticamente con mano tutto questo: sono le carceri minorili, dove i ragazzi più fragili e senza paracaduti di sorta vengono abbandonati nella miseria di una cella senza prospettive. Tantissimi sono minori stranieri non accompagnati, arrivati in Italia con i traumi di viaggi disperati e lasciati senza accoglienza né cura a vivere in mezzo alla strada. Ragazzi che dovremmo proteggere per il passato difficile dal quale provengono, ragazzi giovani, giovanissimi, che raggiungono le nostre coste spesso prima ancora dell’età imputabile, i quattordici anni. Dal momento in cui li compiono, è difficile per loro non finire per incrociare il sistema penitenziario. La vita di strada li spinge verso i piccoli furti, le dipendenze, il piccolo spaccio.








