Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 12:46

Ogni volta che sento parlare del Pakistan e della sua “lotta al terrorismo”, mi torna in mente una frase che lessi anni fa: chi gioca con il fuoco, prima o poi si brucia. E secondo me, è esattamente quello che sta succedendo oggi a Islamabad.

Tutto è cominciato venerdì 11 ottobre, quando i Talebani pakistani (TTP) hanno rivendicato una serie di attentati nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord-ovest del Pakistan, al confine con l’Afghanistan. Tra gli obiettivi, anche una scuola di polizia colpita da un attentatore suicida e poi da un assalto armato, venti agenti e tre civili sono rimasti uccisi, insieme a cinque persone in scontri separati. È uno degli attacchi più sanguinosi degli ultimi mesi in un’area che da tempo è tornata a essere epicentro dell’insurrezione jihadista.

Dopo gli ultimi attacchi dei Talebani pakistani (TTP), che hanno provocato decine di vittime e spinto il governo a chiudere i confini con l’Afghanistan, il Paese si trova davanti al riflesso delle proprie scelte passate. È come se un fantasma che si pensava di poter controllare fosse tornato, più forte e più crudele di prima.