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Ultimo aggiornamento: 13:16
Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno impoverito le università americane, tra tagli alla ricerca, controlli sugli scienziati stranieri, e reso assai più costoso l’ingresso nel Paese per lavoratori qualificati col rincaro dei visti H-1B. A fronte delle decisioni della Casa Bianca, la Cina è tra i principali soggetti avvantaggiati, con molti istituti della Repubblica popolare che – già classificati tra i migliori al mondo per le materie scientifiche e tecnologiche – puntano ancor di più ad attrarre talenti da tutto il mondo. Per farlo Pechino ha lanciato dal 1° ottobre un nuovo visto proprio per facilitare l’ingresso dei laureati stranieri – per studio o per affari – delle migliori università del mondo in scienze, tecnologia, ingegneria o matematica. Ma la decisione è stata accolta da una valanga di polemiche, in un Paese dove la disoccupazione giovanile è in aumento e anche per i neolaureati trovare un’occupazione è tutt’altro che semplice. Non si sa se il visto possa consentire a chi lo riceve di lavorare o soltanto di effettuare scambi formativi e commerciali, ma il requisito è il conseguimento di una laurea triennale in scienze, tecnologia, matematica o ingegneria presso un’università prestigiosa. Quello della sola laurea triennale è un punto peraltro ampiamente criticato, visto che molti giovani cinesi anche con un titolo di studio più avanzato dicono di non trovare un impiego a causa di una concorrenza molto aggressiva.







