Era tra i più autorevoli storici della filosofia antica Giuseppe Cambiano, che si è spento ieri a Torino a 84 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui era professore emerito. Il contributo di Cambiano è stato fondamentale allo studio del pensiero di Platone, Aristotele, Tucidide, Senofonte e Plutarco, e all'analisi delle categorie del pensiero politico nella cultura europea moderna e contemporanea. Il suo ultimo saggio, "Aristotele e la tecnica", è stato pubblicato pochi mesi fa da Il Mulino. "Le sue lezioni, i suoi libri e le sue conferenze restano un esempio di equilibrio tra profondità di pensiero e capacità di comunicazione", sottolinea la Normale.

Nato a Torino il 18 maggio 1941, si era laureato nella sua città sotto la guida di Nicola Abbagnano e Pietro Chiodi, con i quali condivise un sodalizio intellettuale. Dopo una lunga carriera all'Università di Torino, iniziata come professore nel 1972, nel 2003 fu chiamato alla Scuola Normale Superiore come professore ordinario di Storia della filosofia antica, divenendone professore emerito nel 2012.

Accademico dei Lincei, socio dell'Accademia delle Scienze di Torino, tra le cariche ricoperte da Cambiano si ricordano: membro del comitato scientifico della International Plato Society, direttore della rivista internazionale "Antiquorum Philosophia", consigliere dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Tra i suoi lavori si ricordano "Platone e le tecniche" (Laterza, 1971); "La filosofia in Grecia e a Roma" (Laterza, 1983); "Il ritorno degli antichi" (Laterza, 1988); "Polis, un modello per la cultura europea" (Laterza, 2000); "Perché leggere i classici. Interpretazione e scrittura" (Il Mulino 2010); "Come nave in tempesta. Il governo della città in Platone e Aristotele" (Laterza 2016).