Sessanta giorni per risollevare Gaza. Dare una speranza alla fiumana di palestinesi tornati a casa dopo due anni di guerra e massacri. Lì dove una casa non c'è più. Diecimila posti di lavoro immediati per i più giovani. Esami e ripresa degli studi per quarantamila ragazzi. Case modulari - stile post-terremoto dell'Aquila e di Amatrice - per gli sfollati. E ancora: il trasporto di centomila metri cubi di acqua al giorno, la rimozione in tempi record di 35mila tonnellate di detriti da spostare nelle aree di demolizione di Khan Younis e Deir Al Balah. Un piano-choc. Racchiuso in un documento firmato Onu - per la precisione, dal Comitato per lo sviluppo delle Nazioni Unite - ma finanziato e scritto insieme al governo italiano. «Questa finestra critica presenta un'opportunità per affrontare i bisogni essenziali di Gaza e avviare subito operazioni di pronto-soccorso» si legge in apertura del report. All'interno una roadmap per i prossimi due mesi, ora che è entrata in vigore la tregua - sia pur traballante - imposta da Donald Trump e dai Paesi arabi. I numeri sciorinati nella ricerca, a cui hanno lavorato studiosi italiani (dell'Università Iuav di Venezia) e che ha contato sul contributo di 5 milioni di euro della Farnesina, sono impietosi.