Turni massacranti senza pause, riposi e ferie, condizioni igieniche pessime, botte e minacce se osavano protestare. E 500 euro totali per tre mesi di cantiere: così gli operai, quasi tutti di origine magrebina, lavoravano alla manutenzione della diga dell’Ingagna di Mongrando, in provincia di Biella.
Per questo il locale Nucleo di Polizia economico-finanziaria, con la collaborazione di 60 colleghi della guardia di finanza di altre province, ha eseguito una perquisizione in 19 fra uffici, abitazioni e cantieri sparsi in tutta Italia. Obiettivo, sequestrare documenti, computer e telefoni per accertare quanto ipotizzato dall’inchiesta coordinata dalla procura biellese: sotto accusa ci sono cinque persone, accusate di sfruttamento di lavoratori stranieri, subappalto non autorizzato e lesioni personali colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
L’operazione, denominata “Stella verde”, è nata a dicembre 2024 dopo il grave infortunio sul lavoro subito da un operaio magrebino nel cantiere della diga: l’uomo stava utilizzando un martello pneumatico e ha subito la subamputazione di un dito della mano. Una volta ripreso, ha deciso di rivolgersi alla guardia di finanza per denunciare le condizioni in cui lui ei suoi colleghi erano costretti a lavorare nella diga.






