Esotico e nostrano. Sembra un controsenso, eppure per il kiwi le due parole calzano a pennello. Era il 1904 quando la pedagogista neozelandese Mary Isabel Fraser, di ritorno da un viaggio in Cina, portò in Nuova Zelanda i semi di kiwi. Quei piccoli semini neri avrebbero permesso al vivaista Alexander Allison di coltivare le prime piante di kiwi, nella terra così tanto adatta a tale coltivazione che il frutto verde dalla buccia ricoperta di peluria ne divenne il simbolo. Il frutto deve infatti il suo nome al volatile nazionale della Nuova Zelanda che, con il suo corpo tozzo dalla pancia arrotondata ricoperta da un fitto pelo marrone, tanto lo ricorda. In pochi anni le prime coltivazioni iniziarono a dare i primi frutti, ma fu nel 1928 che l’agricoltore Hayward Wright scelse una determinata varietà, dandole il suo nome di battesimo che oggi conosciamo come Zespri Green Kiwifruit.
Ciò che contraddistinse da subito questa varietà dalle altre è la conservabilità del frutto, fattore che permise consentì l’esportazione anche quando le tratte commerciali non erano veloci come oggi. Nel 1952 partivano da una piantagione di Bay of Plenty in Nuova Zelanda le prime venti casse di kiwi dirette verso la Gran Bretagna; ma fu solo all’arrivo della spedizione che si poté apprezzare la perfetta conservazione dei frutti, nonostante la lunga traversata.






