Un frammento del carcere di San Vittore si apre alla città

Milano, 15 ott. (askanews) – Dal 14 al 26 ottobre, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ospita al piano superiore nella Galleria e nella Project Room un frammento inatteso del carcere di San Vittore: un frammento di spazio e di tempo che racconta il progetto ReverseLab che il gruppo di ricerca Laboratorio Carcere del Politecnico di Milano, Forme Tentative, Philo – Pratiche filosofiche, il PAC e l’artista Maurice Pefura con 40 persone detenute hanno sviluppato con il carcere da marzo a novembre 2024. Dopo una prima mostra “Gli Artisti sono quelli che fanno casino” che ha avuto luogo nell’autunno 2024 dentro il carcere, il progetto approda oggi nel centro di Milano per dare spazio a domande sul senso del carcere, sul suo esistere dentro il corpo della città e fuori dal tempo, sull’utilità dell’arte nei luoghi di detenzione, sulle reali possibilità della ricerca nei luoghi della reclusione.

Marianna Frangipane, ricercatrice del Laboratorio Carcere del Politecnico di Milano e presidentessa dell’associazione Forme Tentative, ha raccontato ad Askanews il progetto: “Questa mostra approda al PAC di Milano con l’idea di raccontare un’esperienza fatta, ma soprattutto di chiamare la città a interrogarsi su una serie di questioni che questa esperienza solleva. ReverseLab si colloca nello spazio seminterrato del primo raggio di San Vittore ed è un progetto di spazio, un progetto artistico e un progetto soprattutto di relazione. Ha coinvolto diversi attori per attivare un workshop artistico portato avanti dall’artista Maurice Pefura che ha coinvolto più di 40 persone detenute per realizzare un’opera site-specific che è stata collocata all’interno dello spazio seminterrato il quale a sua volta è stato ristrutturato per poter essere aperto al pubblico e ha ospitato più di 700 persone che da tutta la città di Milano sono riuscite ad entrare all’interno del carcere. L’arte ha rappresentato quindi la lente per poter permettere sia al carcere che alla città di guardarsi e vedersi reciprocamente. Una chiamata alla città per interrogarsi insieme su come questo spazio ReverseLab riattivato, ma anche su come il carcere in generale può essere aperto alla città che ha intorno e può portare avanti delle progettualità in sinergia con il carcere, con chi ci abita, con chi ci opera e con chi all’esterno vive”.