Se davvero volete trovare un senso a questa storia, parafrasando Vasco Rossi, non dovete guardare all’oggi di Francesca Albanese, ormai una sorta di pallina impazzita nel flipper dei pro-Pal contro tutti (compresi i napoletani, furiosi con lei) che pur di difendere gli amici di Hamas arriva a considerare la tregua fra israeliani e palestinesi il mezzo per «completare il genocidio», ma dovete immaginare il futuro prossimo venturo.

Ad un posto in parlamento, con una candidatura sicura, magari messa a disposizione dai “compagni” di Avs. Perché il metodo Salis (Ilaria, quella sfuggita alla giustizia ungherese grazie al parlamento europeo) funziona eccome. Fai la martire delle cause perse e poi chiedi la grazia a Fratoianni e Bonelli, per dire. Ammesso che il gioco regga, però. A Bologna è partita una raccolta di firme per bloccare la decisione del sindaco, Matteo Leopore, di conferire alla delegata Onu la cittadinanza onoraria del capoluogo emiliano. Contrario anche l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Se a Bologna agiscono, in altre città ci stanno seriamente pensando a scaricare la Albanese. E quando i compagni s’incazzano un senso alle storie lo sanno dare, eccome. Da leader in pectore della sinistra a scaricata dalla sinistra è un attimo, tanto che pure in certi talk televisivi, cari ai compagni, gli ospiti de’ sinistra stanno iniziando a prendere le distanze da lei. Prime crepe, ma concrete.