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Ultimo aggiornamento: 15:30

Non fu istigazione al suicidio. Emilio Coveri, presidente dell’associazione torinese Exit-Italia, è stato assolto nell’appello bis. La Corte d’Appello di Catania, chiamata a giudicare per la seconda volta l’attivista fornì informazioni a una 46enne di Paternò su una clinica svizzera che permetteva la morte volontaria con il suicidio assistito. Nel primo giudizio d’appello il medico (difeso da Arianna Corcelli) era stato condannato a tre anni e quattro mesi di carcere, ma la Cassazione a febbraio 2024 aveva annullato la sentenza con rinvio segnalando “plurime lacune e fratture logiche” nella motivazione. In primo grado invece Coveri era stato assolto con formula piena nel giudizio abbreviato. Era il dicembre del 2021 e qualche settimana prima erano state depositate oltre un milione e 200mila firme per chiedere il referendum sulla eutanasia legale. Poi considerato inammissibile dalla Consulta.

Alessandra Giordano era una donna di Paternò (Catania), di professione insegnante, morta nel 2019 in una clinica svizzera a Zurigo che pratica il suicidio assistito. La donna, secondo quanto è stato ricostruito, aveva 46 anni e soffriva di depressione e nevralgia cronica, la sindrome di Eagle. Si era iscritta all’associazione presieduta da Coveri un anno prima della morte, il 5 febbraio 2018. I contatti con l’associazione si erano interrotti ad agosto dello stesso anno, mentre nel gennaio del 2019 a seguito di un nuovo ricovero le sofferenze erano aumentate e Giordano si era nuovamente rivolta a Exit.