Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

14 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:48

Oltre 3mila ettari di terra, nella località ecuadoregna di Quimsacocha, nelle Ande in Ecuador, erano finiti nelle mani della società canadese Dpm, Dundee precious metal, che si era aggiudicata il progetto minerario “Loma Larga”: oltre 1,9 milioni di once in riserve d’oro, più argento e bronzo presenti in minor quantità. Ma c’era un ostacolo: l’attività estrattiva, a pochi chilometri dalla municipalità di Cuenca, avrebbe inquinato le lacune vicine, che forniscono acqua a migliaia di abitanti a sud dell’Ecuador. Tuttavia la Società canadese tira dritto e ottiene il nulla osta al Ministero dell’Ambiente, Acqua e Transizione ecologica – previa consultazione, non meglio documentata, delle famiglie danneggiate – e mette in moto un piano di investimento di 593 milioni di dollari per un’estrazione di 200mila once d’oro annue.

Affare fatto a discapito delle comunità indigene e dai movimenti ecologisti, riuniti nella Federazione di organizzazione di Azuay, insorte con azioni legali e uno sciopero indetto il 22 settembre. “Durerà il tempo necessario, finché i popoli lo ritengano conveniente, fino a ricevere la risposta del governo”, sono state le parole del presidente della Federazione Lauro Sigcha. Il capo di Stato Daniel Noboa prova a fermarli: dichiara lo Stato d’emergenza in una decina di province ma la mobilitazione persiste – rafforzata anche dalla contestazione nazionale in corso, dovute all’interruzione del sussidio al Diesel – e fa saltare l’accordo. Uno striscione: “La salud está primero. La mina al basurero”.