Nel 2024 il mondo ha perso permanentemente 8,1 milioni di ettari di foresta, un'area grande quanto l'Inghilterra: si fa più lontano l’obiettivo per il 2030 monitorato dal report Forest Declaration Assesment. L’analisi, coordinata da Climate Focus, certifica il disboscamento come motivo principale per cui tagliamo alberi in Europa: l'88% della perdita di copertura arborea. Grandi responsabili sono gli incendi: nel 2024, solo gli incendi nella foresta amazzonica hanno superato le emissioni totali di gas serra di un paese industrializzato come la Germania. Colpa anche dell’agricoltura che lo scorso anno è stato il motore principale per il disboscamento. Negli ultimi dieci anni i dati non dimostrano una tendenza migliore: l'espansione dell'agricoltura permanente ha causato in media l'86% del disboscamento globale ogni anno. Da questo però qualcuno ci guadagna: le banche, con 26 miliardi incassati in dieci anni. Il potenziale per accelerare un progresso c’è ancora.

Incendi

«Un tempo, gli anni con incendi di grandi dimensioni erano considerati casi eccezionali, ma ora sono la norma. E questi incendi sono in gran parte causati dall'uomo», ha affermato Erin Matson, autrice principale del Forest Declaration Assessment. «Sono legati al disboscamento, alla siccità indotta dai cambiamenti climatici e alla scarsa applicazione della legge». Si lavora per aiutare le zone colpite ma a un ritmo ancora lento. «A settembre 2025 risulta ripristinato il 5,4% del potenziale di reforestazione globale» si legge. La foresta Amazzonica è in ginocchio dopo gli incendi del 2024: una siccità record ha trasformato ampie porzioni della foresta pluviale tropicale, normalmente umida, in una polveriera. I finanziamenti pubblici internazionali per la protezione delle foreste ammontano in media a soli 5,9 miliardi di dollari all'anno. Il rapporto stima che per raggiungere gli obiettivi del 2030 siano necessari finanziamenti compresi tra 117 e 299 miliardi di dollari.