Rischiano di diventare le elezioni dei veti. Luca Zaia che non può mettere il proprio nome nel simbolo della Lega perché Fratelli d’Italia non gradisce, Toni Da Re che non può essere candidato con la Liga Veneta Repubblica perché il Carroccio non lo vuole. E sullo sfondo i candidati leghisti che continuano a rinviare l’appuntamento in tipografia perché non sanno cosa far scrivere sui santini: dicono che alla fine sarà Lega-Stefani, ma, dovendo pagare, vatti a fidare. Nel giorno in cui in Toscana la Lega di Salvini (con Vannacci responsabile della campagna elettorale) precipita al 4,46% contro il 21,78% di cinque anni fa, in Veneto si continua a discutere del ruolo che avrà il governatore Luca Zaia. Che si era messo a disposizione del partito e aveva chiesto strumenti per poter correre, solo che alla “Lista Zaia” è stato detto no e non è passata neanche l’idea di mettere il suo nome sotto l’Alberto da Giussano. In Veneto i Fratelli d’Italia escludono di essere i responsabili del veto su Zaia («È un problema della Lega, dopodiché mi chiedo perché dovrebbe esserci il nome, visto che non è né il candidato governatore né il leader nazionale», ha detto Luca De Carlo a La Repubblica), i leghisti ribattono con fonti romane che attribuiscono ai meloniani lo stop. «Sul mio nome accanto al simbolo della Lega - ha detto ieri Luca Zaia - c’è stato il veto a livello nazionale e pare sia stata una pregiudiziale per dare alla Lega la candidatura alla presidenza. Detto questo, vedrò di organizzarmi per come rappresentare al meglio i veneti e sostenere Stefani».
Luca Zaia: «Io un problema? Allora lo sarò realmente». E la Liga abbandona Toni Da Re
Rischiano di diventare le elezioni dei veti. Luca Zaia che non può mettere il proprio nome nel simbolo della Lega perché Fratelli d’Italia non gradisce, Toni Da Re che non...














