Alla faccia dell'essere stata definita dai suoi organizzatori «inclusiva» e «a misura di famiglia». Ieri s'è tenuta a Londra, nel cuore dell'Inghilterra e dell'Occidente, una maratona di solidarietà musulmana la cui partecipazione era vietata alle donne e alle ragazze di età superiore ai 12 anni. Solo maschi, di tutte le età, e bambine hanno potuto correre lungo il previsto percorso di 5 km per la gara che pubblicizzava una raccolta fondi per la beneficenza islamica. Un aspetto importante per l'Islam, quello della carità, che secondo il Corano è uno dei cinque pilastri della fede musulmana, col nome di “zakat”. Peccato che il lodevole intento dei fedeli musulmani di raccogliere soldi da destinare ai membri meno fortunati della loro comunità sia inficiato da una forma di esclusione che stona con la presunta voglia degli immigrati islamici di integrarsi nelle società occidentali. La competizione, detta Muslim Charity Run, è stata organizzata dai fedeli della Moschea di East London, aperta dal 1985 a Tower Hamlets e considerata la più grande della Gran Bretagna, con una capienza di circa 7000 fedeli.

La gara s'è snodata nel Victoria Park e le donne adulte della comunità islamica del grande quartiere londinese hanno potuto solo accontentarsi di fare da spettatrici, costrette a subito una mentalità secondo cui sarebbe “sconveniente” per loro fare sport e soprattutto correre frammiste a una fiumana di persone in cui ci sono uomini che non sono loro parenti stretti. I proclami su internet che hanno preannunciato la maratona islamica erano fin troppo eloquenti, sebbene con un linguaggio edulcorato: «La gara è aperta agli uomini, ai ragazzi di tutte le età e alle ragazze sotto i 12 anni, ma ognuno è il benvenuto al parco per fare il tifo per i corridori. Gareggiate con i vostri amici, e guardate chi può ottenere il tempo più veloce. Siate attivi, tenetevi in ​​forma, raccogliete fondi per la carità a vostra discrezione e godetevi la giornata con la famiglia e gli amici».