«Non c’è nostalgia, né l’arroganza di un lusso esibito», semmai rarità e discrezione, «un’esclusività non ostentata in una sinfonia di dettagli, memoria e innovazione». Ci tiene Maxime d’Angeac, architetto e direttore creativo del marchio Orient Express, a camminare in punta di piedi, schermando il suo lavoro dietro l’eloquenza di un sogno – è questa la parola irrinunciabile – che torna su rotaia dopo anni di oblio.
Maxime d'Angeac, architetto e direttore artistico di Orient Express è autore del treno che circolerà dall'anno prossimo (foto Franck Juery)
La mostra parigina del Musée des Arts Décoratifs sarà l’occasione per rivelare il tempo ritrovato (e rinnovato) dell’art de vivre di un treno leggendario, l’Orient Express, esposto nella sua nuova veste cucita su misura da d’Angeac. «Si tratta della porzione di una delle suite in scala reale, praticamente un terzo della cabina. Una riproduzione esatta di quello che i viaggiatori troveranno a bordo l’anno prossimo, quando il treno riprenderà vita», spiega l’architetto.
La confortevole suite che consente di godere il panorama, per la notte si trasforma e i divano diventa un letto di 2x1,40 metri
Le vetture del convoglio infatti sono le stesse, almeno nel loro guscio contenitivo, che scivolavano leggere sui binari negli anni Venti del secolo scorso, e che un ricercatore appassionato ha scovato seminascoste, e abbandonate, tra le nevi della Bielorussia. «È stato Sébastien Bazin (ceo di Accor, la società proprietaria del marchio Orient Express) a decidere di acquistarle per far rivivere la leggenda. Insieme abbiamo improntato tutto, lavorando sulle ossa fino ad arrivare alla pelle della struttura». Mantenere intatto l’involucro non è stato semplice, la tecnologia del mezzo andava aggiornata a partire dall’elettricità - l’assassino di Agatha Christie agiva illuminato dal gas -, ma senza togliere neanche un centimetro di spazio all’abitabilità dei vagoni.







