Mentre si celebra il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, con il rilascio degli ostaggi e l'entrata degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, per i movimenti ProPal la parola d’ordine é continuare. La macchina della mobilitazione, infatti, non si ferma e Udine sarà una città blindata. La partita di calcio Italia-Israele, valida per le qualificazioni ai mondiali 2026 in programma domani allo stadio Friuli, è il nuovo obiettivo. Il «Comitato per la Palestina-Udine» da giorni ha chiamato a raccolta i militanti. Sul profilo social gira una mappa simile alla piantina di una strategia che si delinea in diverse tattiche con percorsi, punti di concentrazione e ordini di movimento. La mappa è divisa in cinque blocchi: la comunità palestinese con comitati pro Pal, famiglie e singoli; lo spezzone studentesco; le squadre popolari; «realtà aderenti» e «realtà non aderenti». E qui il linguaggio dice tutto. Non è folklore, è lessico da manuale di piazza. Gli «aderenti», infatti, sono la spina dorsale dell’antagonismo: militanti strutturati, gente che vive di assemblee, volantini e scontri, pronti a muoversi come reparti paramilitari. I «non aderenti», invece, sono la massa di manovra: simpatizzanti, studenti, ambientalisti, curiosi di lotta che si uniscono per un giorno, prestando al movimento la forza dei numeri e l’alibi della spontaneità. I primi organizzano, i secondi coprono. È il doppio livello che da anni consente ai movimenti estremi di restare «presentabili».