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Strange Days dopo 30 anni rimane uno dei momenti cinematografici più importanti degli anni ‘90. Kathryn Bigelow in quel giro di boa del decennio, ci regalò un sontuoso affresco distopico, un’istantanea perfetta di ciò che sarebbe stato il nostro mondo da quel momento in poi. Apparenza, egoismo, solitudine, il trionfo di un capitalismo selvaggio che ha nel voyeurismo la propria espressione più dominante, da quel 1995 sono diventati tristemente familiari.

Strange Days nasce nel 1986, dalla fantasia di James Cameron, all'epoca reduce dallo straordinario successo ottenuto con Terminator e in procinto di bissarlo con Aliens - Scontro finale. Fin dall'inizio, il cineasta e regista canadese aveva in mente proprio Kathryn Bigelow (che in seguito sarebbe stata la sua terza moglie) per dirigere il film, e quando le presentò lo script, la lasciò affascinata. Il copione richiese anni di perfezionamento, per l'intenzione precisa di entrambi di renderlo un film ad alto contenuto politico e assieme un film capace di essere accessibile nella caratterizzazione dei personaggi e delle loro interazioni. La rivolta di Los Angeles del 1992, il caso O. J. Simpson, così come la natura tecnologica di massa degli anni ‘90, ebbero un impatto profondo sulla versione finale della sceneggiatura. 30 milioni di budget, per portarci nella Los Angeles sulla soglia del XXI secolo, in una realtà degradata, violentissima, una città al collasso dove non esiste pietà, empatia, ordine o speranza.