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Ultimo aggiornamento: 6:51
Il taglio del peso nella boxe e negli sport da combattimento in generale è la pratica in cui l’atleta riduce, solitamente molto rapidamente, il proprio peso corporeo per rientrare in una determinata categoria il giorno della pesatura ufficiale. Poi, dopo il peso, nelle 24-36 ore che precedono il match, l’atleta si reidrata e si rifocilla, salendo di peso, talvolta anche di 10 kg. “Una definizione scientifica di taglio del peso, terminologia nata negli spogliatoi delle palestre, non esiste, però compare ormai da un po’ di tempo anche in articoli scientifici“. Il Dottor Massimiliano Bianco è docente all’Università Cattolica. Dopo anni in cui è stato arbitro e giudice di pugilato, oltre che consulente medico della Federazione Pugilistica Italiana, oggi è nel Board dell’IBF e collabora come medico con l’European Boxing, ente europeo della neonata World Boxing e con la WAKO, federazione sportiva della kickboxing.
“Con il cosiddetto taglio del peso l’atleta mette a repentaglio la salute, un rischio che può portare nei casi più estremi — come si legge nella letteratura scientifica e nelle cronache dei giornali — all’arresto cardiaco e quindi alla morte. È successo a ragazzi che tentavano di perdere le ultime quantità di liquidi per raggiungere il peso, magari per eliminare gli ultimi duecento grammi“, dice a ilfattoquotidiano.it. Per Bianco il taglio del peso è un male, in uno sport come il pugilato che è già rischioso di per sé. “Perdere peso in pochi giorni con il taglio, una vera e propria scorciatoia rispetto al più lento avvicinamento al peso di gara che richiederebbe mesi, stressa l’intero organismo e, in particolare, reni, fegato, cuore, sistema nervoso e muscoli. Per non parlare dei diuretici, che sono vietati in quanto doping, e sono rischiosissimi quando ci si trova già in condizione di disidratazione”.






