La morale e la poesia non sono da Casanova: la prima è una somma di tragiche ossessioni, la seconda una forma di impotenza agghindata con penne di pavone… Non sono la fedeltà, la gratitudine o il sacrificio a dare felicità. Nannetta e Martina, né sgualdrine né signore, sono la musica… Sprazzi del mondo di Giacomo Casanova studiati, frantumati e ricomposti nel laboratorio di un alchimista letterario, quello di Miklós Szentkuthy, universalmente considerato come uno dei grandi scrittori ungheresi del Novecento, del quale Adelphi manda adesso in libreria A proposito di Casanova. È il primo pannello di un ciclo di dieci volumi che l’autore ha etichettato Breviario di Sant’Orfeo, opera “labirintica e proteiforme”, secondo la definizione dell’editore, che esce per la prima volta nella traduzione italiana molto curata di Laura Sgarioto. Saggio, gioco ed enigma letterario, leggibile come un romanzo, alla maniera delle “ficciones” di Borges, al quale Szentkuthy è stato ripetutamente paragonato. Traduttore dell’Ulisse di Joyce, erudito inventore di lingua, manipolatore di cliché, aveva pubblicato questo suo Casanova nel 1939, rimasto fino ad oggi sconosciuto in Italia. L’avventuriero veneziano, nei marginalia dell’ungherese, è oggetto di studio, ma anche pretesto per giocare all’infinito sulle sue corde letterarie: «Poiché il pensiero mi appare come la galassia eterna e sempre nuova delle miriadi di sfumature che presenta il mondo, mi tocca fissare come posso questo ammasso stellare, deformandolo con i paradossi e i vuoti… l’unica risposta al mondo è la restituzione piena e intera della vita, con tutti i suoi fenomeni vibratili, le sue catene d’associazioni infinite e i suoi milioni di varianti mentali! Che un simile approccio possa essere bollato come un sogno romantico della totalità, la dice lunga sul disprezzo dei nostri contemporanei». Casanova è il complice perfetto per questo esercizio di “restituzione della vita” che Miklós Szentkuthy compie con generosità nel virtuosismo letterario, smontando e rimontando il metodo dell’avventuriero veneziano, senza paura di frugare in quel “letto sfatto” dipinto da Eugène Delacroix (oggi al Louvre) e opportunamente pubblicato da Adelphi sulla copertina del volume. Un’immagine che trasmette odori e tepori, la verità sensuale delle lenzuola arruffate, liberata dall’astratta prigione delle morali, che tuttavia in Casanova trova il originale rigore: «L’amore si fonda sulla qualità delle lenzuola, perché il fil d’Egypt è troppo ruvido e il Lanatex è troppo setoso ed entrambi irritano la pelle. Chi non possiede in pieno queste conoscenze prosaiche, chi si crede insomma un poeta puro, non è che un mezzo poeta ed è anche falso, bugiardo dilettante». Tecnica e procedura sono alla base di un metodo antiromantico che paradossalmente permette di attingere «ogni gioia di natura poetica» ma che richiede una trattativa e un’intesa prosaica, un accordo chiaro con il cuoco, patti precisi con l’albergatore, una pragmatica e borghese armonia di poltrone, letti, maniglie delle finestre e biglietti di andata e ritorno a tariffa scontata. «La serie salvifica di amplessi è sempre preceduta da un magnifico banchetto. Formaggi squisiti, insalate, prosciutti, arrosti di capriolo, vini del Levante e del Sud della Francia». Casanova è, per l’appunto, un antiromantico: «ha ossa asciutte, pelle e sangue arsi, il profilo ascetico - proprio per questo sa essere passionale, perché prosciugato dal sentimento». Quando prepara il vino cipriota e il formaggio italiano come preludio all’amore, non gli passa neanche per la testa di ostentare il gesto teatrale. Come Toscanini - un paragone che ben illustra la varietà dello spartito di Szentkuthy -, lui «esegue soltanto quello che c’è nella partitura, nessun mito intellettuale nella forma lo turba. Casanova fa esattamente quello che c’è scritto nelle note del corpo e della natura». Miklàs Szentkuthy era nato a Budapest nel 1908, figlio di un giudice, famiglia benestante, caduta nei tempi difficili della Storia. Ha studiato inglese e francese all’università e ha anche trascorso un po’ di tempo a Londra con una borsa di studio. Insegnante e traduttore dall’inglese di Swift, Dickens e Joyce. Scrisse il suo primo libro quando aveva diciotto anni, anche se venne pubblicato solo dopo la morte. Il suo primo romanzo, Prae, uscì quando aveva ventisei anni. Durante il regime comunista dovette sospendere parte del lavoro e si dedicò a scrivere una serie di romanzi biografici dei grandi compositori. Riprese a lavorare al Breviario di Sant’Orfeo nel 1972; ma alla morte, nel 1988, è rimasto incompiuto. La perfezione del libertinaggio di Casanova è per Szentkuthy divertimento, metafora e concessione alla vita: «La tendenza alla poligamia è antica e se non può esprimersi in piena libertà, l’amore degenera in psicologia e si perverte in moralismi». Un rischio che il suo libro non corre.