È un popolo in cammino quello che oggi, 12 ottobre, percorre i 24 chilometri che separano Perugia da Assisi per la storica Marcia per la Pace e la Fraternità, nata nel 1961 per volontà del “Ghandi italiano”, il filosofo Aldo Capitini. Secondo la Protezione civile, sono circa 70mila le persone arrivate da ogni angolo d’Italia e dall’estero: studenti e insegnanti, amministratori locali, parlamentari, religiosi, attivisti, sindaci con la fascia tricolore e semplici cittadini.

Marcia della Pace, sfila bandiera palestinese. Lotti: "Siamo in guerra, la tempesta sta arrivando"

Un lungo cammino che, in un altro anno dominato da guerre e conflitti, prende un significato ancora più radicale. «Questa è una marcia per la giustizia», ha detto Flavio Lotti, coordinatore della Tavola per la Pace. «Qualcuno ha tentato di boicottarla - ha sottolineato -. Ma la pace non si boicotta. La si costruisce, passo dopo passo».Tra le bandiere arcobaleno e quelle palestinesi, tante le figure del mondo politico. Il Partito Democratico ha aderito ufficialmente, con la segretaria Elly Schlein in mezzo al corteo. Intervenuta ad Assisi, Schlein ha commentato: «Una straordinaria partecipazione oggi alla Marcia, perché l’Italia è un Paese che ripudia la guerra, come scritto nella nostra Costituzione». La leader del Partito Democratico ha aggiunto: «Continuiamo a mobilitarci per la pace: pace per i palestinesi, che significa pieno riconoscimento dello Stato di Palestina e fine dell’occupazione illegale in Cisgiordania. E una giusta pace per tutti i popoli coinvolti nei più di cinquanta conflitti che ancora devastano il mondo». Presente anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle. Anche Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e Alleanza Verdi Sinistra, ha preso parte alla marcia: «Le mobilitazioni per la Palestina e per la pace parlano la stessa lingua. La lingua della vita, contro quella della morte», ha commentato. E per Angelo Bonelli, anche lui presente, la mobilitazione è necessaria perché: «Ci raccontano che servono le armi per la pace, ma servono solo per alimentare la guerra. Gaza non ha ancora pace: la tregua non basta. Serve giustizia».La marcia si conclude alla Rocca Maggiore di Assisi. Sul palco intervengono, tra gli altri, Tomaso Montanari e Paola Caridi, creatori dell’iniziativa “Un sudario per Gaza”. Tomaso Montanari parla chiaramente di “complicità italiana” nel genocidio in corso: «Non abbiamo fatto nulla per impedirlo. La marcia ha un significato particolare perché la pace la costruiamo cambiando noi stessi. E spiegando ai nostri governanti che cos’è la Costituzione. Trump è un attore del genocidio, non un pacificatore. Va bene il cessate il fuoco, ma la pace si fa con l’autodeterminazione dei palestinesi». Davanti a decine di partecipanti, interviene anche l’ambasciatrice palestinese Mona Abuamara, che prende la parola per poi essere interrotta bruscamente: «Non sei neanche nel programma», le viene detto. A riportarla sul palco sono due donne: l’attrice Anna Foglietta e la relatrice Onu Francesca Albanese. Un gesto che scatena l’applauso del pubblico. Abuamara torna al microfono e conclude: «Non fermate la voce della mia gente, pure quando sentite il suono delle bombe. È in quel momento che il mio popolo ha più bisogno di voi».«Questo momento è come un parto», dice l’ospite più attesa, Francesca Albanese, che si rivolge direttamente ai presenti: «Israeliani e Palestinesi devono tornare a casa. Ma la giustizia passa anche dai nostri tribunali: che siano quelli dell’Aia o quelli delle nostre città. Questo momento è duro come un parto, ma noi respiriamo e spingiamo, per mettere al mondo una realtà più giusta».«Nel piano di pace di Trump e Netanyahu ci sono troppi assenti: i palestinesi - aveva detto Albanese durante la marcia -. Si parla di ricostruzione sulle fosse comuni, ma non si ricuce lo strappo nell’anima di quel popolo. Dopo due anni di genocidio, questo accordo non porterà la pace, se per pace intendiamo la fine della violenza».