Nella nuova docuserie targata Netflix, Victoria Beckham apre finalmente le porte del suo mondo più intimo, mettendo a nudo fragilità, errori e cadute che per anni ha tenuto lontano dai riflettori. Una confessione intensa, sincera, che parte da un tema delicato: il rapporto complicato con il cibo e l’immagine pubblica.

«Sono stata chiamata di tutto: da “Porky Posh” a “Skinny Posh”. È stato tanto, troppo», racconta l’ex Spice Girl nella miniserie a lei dedicata, dal titolo Victoria Beckham. Pressioni mediatiche, copertine impietose, commenti continui sul suo corpo: un bombardamento che ha avuto conseguenze pesanti. «Potevo controllare il mio peso, e lo facevo in modo estremamente malsano», confessa. «Non sono mai stata sincera con i miei genitori. Non ne ho mai parlato apertamente. Fingevo, come fanno in tanti con i disturbi alimentari. Si diventa bravissimi a mentire».

Per la prima volta, Victoria parla apertamente del dolore che si portava dentro, anche quando all’esterno sembrava avere tutto sotto controllo: successo, fama, una famiglia da copertina. «Sentirsi dire ogni giorno che non sei abbastanza ti segna. È qualcosa che mi porto dietro da sempre».

Ma la docuserie non si limita a esplorare il lato personale della stilista inglese: entra anche nel cuore delle sue sfide professionali. Come la crisi profonda della sua casa di moda, fondata nel 2008, che a un certo punto ha rischiato di trascinarla nel baratro. «Piangevo ogni mattina prima di andare al lavoro. Pensavo di perdere tutto», ammette con voce rotta.