Per quattordici mesi ha sperato di farcela. Di vincere la sua battaglia personale contro un leiomiosarcoma molto aggressivo scoperto al quarto stadio, dopo otto mesi ad attendere l’esito dell’esame istologico da parte dell’Asp di Trapani, ma anche una battaglia più grande per tutti: una buona sanità e non solo in Sicilia.

Nella sua villetta alla periferia di Mazara del Vallo, ieri, in tantissimi sono andati a rendere omaggio a Maria Cristina Gallo, 56 anni, professoressa di italiano all’istituto Tecnico industriale, che ad agosto dello scorso anno ha denunciato il suo caso alla procura di Trapani: oggi sono indagate 19 persone fra medici, tecnici di laboratorio e infermieri.

Il suo caso, però, non era isolato. C’erano altre 3mila persone in attesa di un referto. Ecco perché Gallo non si è mai fermata. E mentre continuava a lottare restava fedele alla sua umanità e al suo altruismo. Fino a quest’estate, con le metastasi ormai in stato avanzato, ha portato un gruppo di disabili in carrozzina con l’Unitalsi a vedere il mare.

«Era un modo per sentirsi utile da quando la malattia le ha impedito di entrare in aula dai suoi studenti. Tornava felicissima da questi incontri come volontaria dell’Unitalsi», raccontava ieri il marito Giorgio Tranchida. Per la prima volta in tanti anni, però, quest’estate, non è riuscita a ospitare a casa per qualche giorno di vacanza, Gabriele, un ragazzo autistico che seguiva da tempo. Una delle ultime volte in cui si sono incontrati si era mostrata al meglio di sé con una parrucca in testa per nascondere la caduta dei capelli causata dalla chemio. Periodicamente, a casa Gallo-Tranchida, arrivava anche una bambina dalla Bosnia “adottata” a distanza.