L'immagine di sè, tra Narciso e Orfeo, l'identità dell'artista come spunto da Virginia Woolf, la fotografia come arte della rivelazione, il corpo tra mito e scienza, l'autarchia come centralità dell'atto creativo.

Si snoda lungo questi percorsi la 18a Quadriennale d'arte, la principale esposizione periodica dedicata all'arte italiana contemporanea che quest'anno intende esplorare lo stato dell'arte italiana nel primo quarto del nuovo secolo secondo la visione di oltre 50 artisti viventi, nati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta, molti anche under 35 e molti alla prima partecipazione alla Quadriennale.

Sono loro l'anima di Fantastica, un grande progetto espositivo corale in cui le opere esposte sono quasi duecento, con una significativa percentuale di produzioni site-specific. Tutto nel segno di Luca Beatrice, il presidente della Fondazione La Quadriennale Roma scomparso nel gennaio scorso, che questa Quadriennale l'aveva progettata puntando sul recupero della potenza del simbolico e la forza dell'immaginazione.

Aperta al pubblico dall'11 ottobre al 18 gennaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la Quadriennale segue cinque percorsi di indagine.

Una è sulla rappresentazione del sé: "La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare: l'autoritratto", curata da Luca Massimo Barbero, dove lo spunto tematico è la possibilità di scegliere come raffigurarci o da cosa farci raffigurare.