Non sembrano aver preso benissimo alla Casa Bianca il conferimento del Premio Nobel per la Pace 2025 a Maria Corina Machado, politica e attivista venezuelana simbolo della lotta contro il regime chavista di Nicolas Maduro. Sulla carta, una buona notizia anche per Donald Trump, che da tempo sta conducendo una guerra durissima contro il presidente comunista e i narcos venezuelani. Tuttavia, lo stesso presidente americano si considerava in lizza per il prestigioso riconoscimento visto che poche ore fa aveva portato a compimento un autentico capolavoro diplomatico, la firma degli accordi di pace tra Israele e Hamas dopo due anni di cruenta guerra a Gaza e in tutto il Medio Oriente.
Il Nobel alla Machado, ha scritto Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, in un post su X, è la dimostrazione che "il Comitato Nobel antepone la politica alla pace" e in ogni caso Trump "continuerà a stringere accordi di pace, porre fine alle guerre e salvare vite umane". Il Presidente "ha un cuore umanitario e non ci sarà mai nessuno come lui in grado di spostare montagne con la sola forza di volontà". Il capo della Casa Bianca, vi sto il precedente del Nobel "sulla fiducia" al suo predecessore democratico Barack Obama nel 2009, confidava ardentemente vincere il premio e molti dei suoi sostenitori hanno fatto campagna elettorale al suo fianco, tra cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e addirittura dalla Russia. Dal canto suo, il Comitato norvegese per il Nobel aveva spiegato che il vincitore era già stato deciso lunedì, prima dell'accelerazione decisiva su Gaza. "Trump ha i titoli per vincere il premio l'anno prossimo", ha tagliato corto il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.






