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10 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:58

Anche il Vaticano dunque si è accorto che l’affidamento in house sottintende gravi pericoli per la gestione, in questo caso finanziaria (ma non solo), dei beni della Chiesa. Non è così invece per il governo, le Regioni e molti Comuni italiani. In una lettera apostolica in forma di “motu proprio” sulle attività di investimento finanziario della Santa Sede, Leone XIV toglie allo Ior gli investimenti finanziari in esclusiva. Inoltre sottolinea che “la corresponsabilità nella communio è uno dei principi per il servizio della Curia Romana, come stabilito nella Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, del 19 marzo 2022, voluta da Papa Francesco”.

L’affidamento in house concede la possibilità generalmente per un ente pubblico, in questo caso religioso, di affidare direttamente una attività a una società da esso controllata, in via esclusiva. Ciò viene giustificato per semplificare e mantenere il controllo pubblico, o dello stesso Ente. Spesso si tratta di una procedura sconsigliabile. Nel caso dello IOR vaticano, nato per sviluppare i beni della Chiesa destinati ad attività religiose e di misericordia, i guai arrivano da lontano. E’ il caso del Banco Ambrosiano. La banca (controllata dallo Ior) fu al centro di uno dei più grandi dissesti bancari italiani, con implicazioni nella criminalità organizzata, logge massoniche (P2) e del Vaticano stesso.