Polinesia Francese per avventurieri: spedizione alle Isole Marchesi con la nave cargo Aranui

venerdì 10 ottobre 2025, 08:30 - Ultimo agg. 08:35

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di Sabrina Quartieri

L’onda lunga impetuosa dell’Oceano Pacifico, i forti venti Alisei che soffiano incessantemente e il nero impenetrabile della volta celeste accompagnano, durante la navigazione, i forestieri curiosi che, a bordo della quasi leggendaria nave cargo Aranui 5, adibita in parte al turismo leisure, esplorano le Isole Marchesi, patrimonio mondiale dell’Unesco, per scoprire una Polinesia Francese più selvaggia, remota e autentica. Ogni sera a prua, il conforto della cabina di pilotaggio al ponte numero 10 è dolce, nella luce intima e avvolgente della postazione, a cui è possibile accedere, fissando l’orizzonte in attesa di nuove emozionanti avventure, sognate nell’ascolto di una buona musica francese di sottofondo. Il ricordo di quei momenti è indelebile per chi torna a casa e guarda con inevitabile malinconia i souvenir riportati dal viaggio. Come la collana con il Tiki (è lui a sceglierti e non viceversa) in osso di animale, l’umanoide scolpito sulla pietra che - secondo il folclore - ha dato origine alla popolazione locale, proteggendo lei e la “Terre des hommes” (così veniva chiamato un tempo l’arcipelago delle Marchesi). Una miniatura delle gigantesche sculture che si incontrano, ad esempio, nella scenografica baia di Fatu-Hiva, un eden terrestre che si esplora a piedi in un panoramico trekking di 15 chilometri, dopo l’imperdibile foto-ricordo con questa sacra presenza schierata come una fedele sentinella a ridosso del mare. E, ancora, le reminiscenze sono vive scartando il rotolo della foglia di tapa essiccata, decorata con gli stessi disegni riprodotti nei tatuaggi, il solo elemento di memoria scritta della tradizione delle Marchesi, dove la cultura è orale. Soggetti che vanno dal Tiki stesso alla tartaruga marina, una creatura sacra, considerata messaggera del Divino. Oggi incisa e resa opera d’arte locale, questa fibra naturale un tempo era usata dai polinesiani dell’arcipelago lontano, come capi da indossare. Gli stessi che vengono utilizzati, ai nostri giorni, nelle cerimonie tradizionali. Quando fresca, invece, la tapa va a comporre le decorazioni floreali dei collier con cui gli uomini si adornano; le donne, al contrario, con questi piccoli bouquet odorosi appuntano la capigliatura. In passato, avvicinarsi e annusarli, era il segno di apprezzamento inequivocabile verso chi aveva attirato l’attenzione, dando il via al corteggiamento. La spedizione per avventurieri ed esploratori è un prezioso scrigno di conoscenza, svelata di approdo in approdo, nelle isole avvicinate dalla virtuosa imbarcazione che rifornisce le stesse, mantenendone in vita le ancestrali tradizioni ed economie. Romina Wong, direttrice delle operazioni di crociera e parte della famiglia polinesiana di origine cinese, proprietaria delle navi cargo Aranui, fondate 41 anni fa, spiega: «A salire a bordo sono viaggiatori amanti della vacanza attiva, curiosi di scoprire, senza rinunciare al comfort e in totale sicurezza, la cultura culinaria e artistica, come l’autenticità, dei luoghi raggiunti, e in più, si tratta di gente sensibile al turismo inclusivo. Nostra mission è fare scambi di micro-economia con gli abitanti e usare tutto ciò che ciascuna isola può offrire, come la frutta, i legumi, la verdura e i fiori per le decorazioni, o il pescato locale. Continueremo la tradizione di famiglia della crociera sulle navi cargo con l’Aranoa». Una imbarcazione che sposa in pieno questa filosofia, ma aggiunge tra Jacuzzi e un ristorante esterno, un tocco di lusso al viaggio specializzato solo nell’esplorazione delle Isole Australi (che si raggiungono attualmente anche con l’Aranui) e disponibile dal 2027.