A giugno ha festeggiato 70 anni di una vita unica che ne racchiude tante. Michel Platini è stato giocatore, allenatore e dirigente. Sempre ai massimi livelli, mai banale, mai domo. Sempre «Le Roi». Sul palco dell’Auditorium Santa Chiara di Trento giovedì sera è arrivata una vera leggenda del mondo del calcio, uno degli ospiti più attesi di questo ottavo Festival dello Sport. «La mia è stata una vita bizzarra — racconta Platini —. A 32 anni venivo da un anno difficile fisicamente, poi psicologicamente l’Heysel è stato devastante: non me la sentivo di andare avanti. Agnelli voleva rinnovare il contratto ma gli dissi che volevo prendere un po’ di tempo per me. Pochi giorni dopo mi ha chiamato la Francia che mi voleva come ct e non potevo proprio rifiutare. Chiusa la carriera in panchina, sono stato scelto come presidente del comitato organizzativo della Coppa del Mondo e da lì la carriera da dirigente. Sono sempre state svolte scelte dal destino». Con un elemento chiave che ha cambiato la sua storia: l’arrivo nel nostro Paese. «Quello con l’Italia è stato l’incontro più importante della mia vita — è il pensiero di Platini —. Mi si è aperto un mondo: in Francia c’erano gli spettatori, in Italia ho trovato i tifosi. Adesso ho intenzione di andare in giro alla scoperta della terra dei miei antenati. La Juventus? Ha dato più lei a me di quanto io abbia dato a lei».
Michel Platini: «Agnelli mi regalò un pallone tutto di platino. Con me all'Uefa niente Var»
«Le Roi» ospite al Festival dello sport a Trento: «Maradona? Genio e bella persona. Zidane ultimo numero dieci. La Juve mi ha dato tanto, adesso vorrei fare qualcosa per il calcio»






