Strasburgo – Erano quattro i parlamentari italiani che facevano parte della missione della Global Sumud Flotilla, la flotta che viaggiava verso la Striscia di Gaza per rompere il blocco navale imposto da Israele e consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese stremata dalle bombe, dalla fame e dalla sete. C’erano il deputato Arturo Scotto (Partito democratico, Pd), il senatore Marco Coratti (Movimento 5 stelle) e le eurodeputate Annalisa Corrado (Pd) e Benedetta Scuderi (Alleanza Verdi e Sinistra). Come noto, le imbarcazioni sono state intercettate dalle navi militari dell’esercito di Tel Aviv e gli attivisti sono stati oggetto di vessazioni di ogni tipo, culminate, in alcuni casi, con forme di tortura e percosse.Le parole delle parlamentari italiane a WiredAnnalisa Corrado: “Eravamo a 37 miglia da Gaza”Dagli abbordaggi al trasferimento forzato nel porto di Ashdod“Abbiamo visto le persone ammassate e messe in ginocchio”Le violenze sugli attivisti della FlotillaIl trasporto ammassati nei furgoni e gli sbalzi di temperatura“Si credono impuniti. Il Parlamento europeo non prende posizione e non vuole neanche parlarne”La hostess israeliana: “Con noi viaggiano dei nemici di Israele”Wired era a Strasburgo dove ha raccolto i racconti delle due parlamentari europee che viaggiavano rispettivamente sulle navi Karma e Morgana. I loro racconti spiegano bene il trattamento che le forze di sicurezza israeliane hanno riservato agli equipaggi della Flotilla. “Siamo state intercettate verso le 2 di notte del 1 ottobre – spiega Benedetta Scuderi – dopo un avvertimento arrivato alle 8 di sera. Immaginavamo che sarebbe successo nelle ore successive perché il giorno dopo saremmo arrivati a Gaza e sapevamo che gli israeliani avrebbero agito nella notte”.Annalisa Corrado: “Eravamo a 37 miglia da Gaza”L’imbarcazione in cui viaggiava Annalisa Corrado, invece, è stata intercettata all’alba. “Noi eravamo a 37 miglia da Gaza – racconta l’eurodeputata – ed eravamo tra quelli più vicini alla meta. Tutto è iniziato qualche ora prima con la comunicazione via radio dalla nave della Marina militare italiana che ci avvertiva che loro si sarebbero fermati sconsigliandoci di andare avanti. Ci hanno detto che se qualcuno voleva scendere sarebbe stato recuperato da loro, ma nessuno di noi ha accettato l’invito. Si è fermata anche la nave di Emergency che nei giorni precedenti era stata preziosa e aveva soccorso molte persone che avevano accusato malori. Dopo un po’ abbiamo iniziato a leggere nelle chat che alcune barche della Flotilla erano state abbordate, poi le notizie sui siti e le proteste che partivano nelle piazze: tutte quelle persone ci hanno dato molta forza”.Dagli abbordaggi al trasferimento forzato nel porto di AshdodDurante gli abbordaggi e il successivo trasporto delle flotte della Flotilla verso il porto di Ashdod, l’esercito israeliano non ha mostrato comportamenti aggressivi nei confronti degli attivisti, che venivano trattati rispettando le comuni procedure di fermo. Un’operazione comunque avvenuta in acque internazionali, quindi illegale. “Noi abbiamo messo in atto la procedura che avevamo programmato – continua Scuderi – ovvero di continuare a navigare fino al momento dell'intercettazione senza opporre resistenza, rispondendo in modo non violento, fermandoci e accettando l’abbordaggio alzando le mani e mostrando i documenti. I militari erano armati fino ai denti, come se dovessero fermare un esercito. In quella fase gli israeliani erano abbastanza accondiscendenti: da una parte volevano evitare tensioni, dall’altra avevano l’esigenza di produrre materiali per la loro propaganda, foto e video in cui facevano vedere che ci trattavano bene, ci davano da mangiare e da bere. Addirittura ci davano delle felpe per ripararci dal freddo come hanno fatto con Greta Thunberg. Hanno requisito il telefono a chi non l’aveva buttato in acqua precedentemente. Ci hanno tolto gli orologi e qualsiasi cosa ci potesse dare una percezione del tempo. Gli equipaggi che viaggiavano sulle prue hanno dovuto sopportare molte ore di navigazione sotto il sole battente”.“Abbiamo visto le persone ammassate e messe in ginocchio”Durante il viaggio verso Ashdod, durato circa nove ore, i parlamentari vengono separati dagli altri membri degli equipaggi della Flotilla. “Abbiamo visto le persone ammassate e messe in ginocchio – racconta ancora Annalisa Corrado – mentre noi siamo stati portati direttamente all’interno della struttura. Ci hanno fatto mettere a piedi scalzi, ci hanno svuotato gli zaini buttandoci il cibo, le medicine e tutte le cose che a loro non piacevano, il tutto mentre ci insultavano con una notevole violenza verbale. Ci hanno negato l’acqua e non ci facevano andare in bagno. Poi è iniziato l’interrogatorio, dove hanno cercato di farci firmare delle carte scritte in israeliano in cui avremmo dovuto dichiarare il falso, ovvero che eravamo entrati illegalmente in acque israeliane. Ovviamente, in quella fase, non ci hanno consentito di contattare né l’ambasciata, né i nostri legali, quindi non abbiamo firmato nulla se non la richiesta di rimpatrio veloce, dove però abbiamo aggiunto di nostro pugno che la firma non supponeva nessuna ammissione di colpa”.“Durante queste operazioni – aggiunge Scuderi – venivo trasportata nelle varie stanze da un poliziotto che mi teneva per la maglia, strattonandomi. Non ci hanno fatto chiamare gli avvocati, alla nostra richiesta di contattare l’ambasciata ci hanno detto che quel giorno l’ambasciatore non lavorava. Dopo molte insistenze mi hanno concesso un telefono, ma era rotto. Poi ne hanno preso un altro ma hanno composto loro un numero che probabilmente era sbagliato. Chiaramente ci stavano prendendo in giro. Avevamo tutti i numeri di telefono segnati sulle braccia con il pennarello indelebile. Gli unici che hanno aiutato, combattendo per noi, erano gli avvocati di un’associazione a difesa dei diritti umani che opera in Israele, molti di loro sono palestinesi”.Le violenze sugli attivisti della FlotillaE se i parlamentari subivano vessazioni anche molto pesanti e veniva impedito loro di avere contatti con il mondo civilizzato, il trattamento riservato agli altri attivisti era ancor più violento. “Quando ci portavano da un posto all’altro – ricorda Annalisa Corrado – vedevamo persone legate e bendate, spinte con violenza, tenute molto tempo in ginocchio. Alcuni attivisti hanno raccontato di essere stati costretti a fare le marionette, a subire umiliazioni di vario tipo e se rifiutavano venivano picchiati. A molti di loro sono stati tolti anche farmaci salvavita. Qualche giorno dopo abbiamo saputo che un prigioniero di nazionalità svizzera, durante la visita del console del suo Paese, è stato legato e malmenato di fronte a lui per aver detto ‘Palestina libera’. Arturo Scotto ha parlato di ‘deriva cilena’. A noi hanno chiesto di uscire e di farci filmare in un video in cui dicevamo all’ambasciatore di stare bene. Ci siamo rifiutati perché non stavamo affatto bene visto che ci tenevano senza acqua, senza medicine e non ci facevano andare neanche in bagno. A quel punto abbiamo contrattato: avremmo accettato di registrare il video se avessero consegnato da bere a tutti gli altri prigionieri”.“Anche in quel caso – interviene Scuderi – ci hanno detto il falso. Portavano le casse d’acqua verso dei camioncini ma poi abbiamo saputo che non sono mai arrivate a destinazione”.Il trasporto ammassati nei furgoni e gli sbalzi di temperaturaI parlamentari sono stati poi caricati e accalcati insieme ad altri attivisti su dei furgoncini. Quando sono riusciti a parlare finalmente con l’ambasciatore è stato loro comunicato che sarebbero stati portati nel carcere di Ketziot. “L’aria – racconta ancora Annalisa Corrado – era diventata irrespirabile per il caldo e per la quantità di gente stipata nei mezzi. Quando abbiamo protestato, hanno acceso l’aria fredda trasformando portando la temperatura a livello di furgoni frigorifero. È stata un’altra forma di tortura”.“Io avevo una maglietta e dei pantaloncini – aggiunge Benedetta Scuderi – e ho patito molto il freddo”. Mentre i parlamentari venivano tenuti all’interno dei furgoni nelle condizioni descritte, le diplomazie si muovevano e raggiungevano un accordo. “A un certo punto un agente ha aperto il portellone del furgone e ci ha detto che saremmo stati portati in aereo, ma quando abbiamo chiesto cosa ne sarebbe stato degli altri fermati non ci hanno saputo rispondere”, sottolinea.“Si credono impuniti” mentre il Parlamento europeo non prende posizioneQuello che colpisce è che malgrado Israele avesse i riflettori del mondo puntati addosso, malgrado le imponenti manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi in tutti i Paesi, il trattamento riservato a degli attivisti disarmati e non violenti sia stato così duro. Il team legale internazionale di Adalah, che sta assistendo gli attivisti della Freedom Flotilla Coalition, ha pubblicamente denunciato le violenze fisiche e psicologiche subite dai membri della missione: i calci, gli schiaffi, le derisioni, gli insulti, le costrizioni. “Si credono impuniti – attacca Scuderi – e di fatto lo sono. Il Parlamento europeo, in questa sessione, non solo si è rifiutato di prendere una posizione, ma non ha accettato neanche la nostra richiesta di svolgere un dibattito. Se a noi è stato riservato questo trattamento, figuratevi quello che accade nelle carceri di massima sicurezza dove sono detenuti, spesso senza motivo, i palestinesi”.La hostess israeliana, in volo, avrebbe affermato: “Con noi viaggiano dei nemici di Israele” e “che non rispettano i nostri morti”Benedetta Scuderi, Annalisa Corrado, Marco Coratti e Arturo Scotto sono stati successivamente trasferiti in una caserma (dove avrebbero subito altri insulti) e poi portati in aeroporto, dove la polizia israeliana li ha caricati su un volo di linea. “I passeggeri del volo – sottolinea Benedetta Scuderi – sapevano della nostra presenza e quando siamo usciti dalle camionette della polizia vedevamo che dai finestrini ci facevano dei gestacci”.“Una delle hostess – aggiunge Annalisa Corrado – quando siamo saliti ha detto agli altri passeggeri che con loro viaggiavano, testuali parole ‘dei nemici di Israele. Quattro esponenti della flottiglia di Hamas che non rispettano i nostri morti’. Molti passeggeri sono venuti a insultarci, altri ci hanno difeso. Temevo che quei disordini avrebbero impedito al volo di decollare, poi per fortuna siamo partiti. Ironia della sorte, il volo ha fatto ritardo perché in Italia c’era lo sciopero e le manifestazioni per chiedere il rilascio di tutti i fermati. Chi dice che noi abbiamo avuto un trattamento privilegiato ovviamente è in malafede, perché ovviamente non abbiamo deciso noi, ma le autorità israeliane. Noi avevamo le mani legate, in tutti i sensi”.
Global Sumud Flotilla, il racconto delle torture subite dalle europarlamentari italiane dopo l'abbordaggio
Annalisa Corrado e Benedetta Scuderi raccontano a Wired il trattamento subito per mano dell'Idf dagli equipaggi della missione umanitaria






