I due si incontravano in un parco di Bruxelles. Da un lato, un alto funzionario della Commissione europea. Dall’altro un “diplomatico” ungherese. Il primo parla di “conversazioni amichevoli” con cadenza mensile; sì, è vero, il suo interlocutore sembrava alla ricerca di “pettegolezzi” sulle attività dei 27, e sì, certo, dopo qualche chiaccherata aveva capito che il “diplomatico” era una spia del governo magiaro di Viktor Orban. Lo era eccome, uno 007 di Budapest, tanto da elaborare un rapporto nel quale assegnava al funzionario della Commisione Ue il titolo di “agente segreto” del Servizio di intelligence estera ungherese, Információs Hivatal (IH).

Oggi, la Commissione europea ha annunciato che è stata aperta una inchiesta per accertare se Orban abbia inviato le sue spie a Bruxelles al fine di raccogliere informazioni sulle attività dell’Unione e arruolare funzionari. Il diretto interessato che aveva partecipato alle chiacchierate nel parco ha precisato di non aver firmato documenti e che l’agente gli aveva offerto denaro in cambio di informazioni, ma aveva rifiutato.

La vicenda è stata svelata da un reportage elaborato da più testate: Der Spiegel (Germania), De Tijd (Belgio), Direkt36 (Ungheria). Il risultato a cui sono giunti i cronisti è questo: agenti dei servizi segreti di Budapest, travestiti da diplomatici, hanno tentato di infiltrarsi nelle istituzioni europee durante il mandato come ambasciatore a Bruxelles di Olivér Várhelyi, attuale commissario europeo nella Commissione per la salute e il benessere degli animali.