I genitori di Mario Biondo hanno chiesto la riapertura del caso davanti alla giustizia spagnola. Martedì 6 ottobre, il tribunale provinciale di Madrid ha riconosciuto per la prima volta che ci sono “indizi” del fatto che la morte di Biondo “non sia stata frutto di un suicidio”. “Questa decisione ci provoca sentimenti contrastanti di soddisfazione, perché per la prima volta conferma quello che abbiamo sempre sentito nel cuore”, ha affermato Pippo Biondo, padre di Mario.
Il corpo di Mario era stato trovato senza vita nel 2013, nel suo appartamento di Madrid. Fin dall’inizio delle investigazioni, la polizia spagnola ha ritenuto che si trattasse di suicidio. Per questom non sono state “sviluppate le attività investigative”, come intercettazioni telefoniche e perquisizioni. La famiglia ha sempre sostenuto che il figlio non si fosse ucciso e i giudici del tribunale di Palermo, nel 2022, stabilirono che c’erano indizi che si potesse trattare di un omicidio. Nonostante il riconoscimento di questa possibilità, il tribunale madrileno ha rifiutato di riaprire il caso, perché “il fatto è passato in giudicato”.
I coniugi Biondo e la legale che li rappresenta, Leire Lopez, dello studio Vosseler Abogados, hanno spiegato le azioni legali che intraprenderanno perché sia riaperto il caso. L’Audiencia ha “riconosciuto le negligenze di chi avrebbe dovuto indagare correttamente e non lo ha fatto, negandoci così per sempre di avere una giustizia completa”, ha detto Pippo Biondo. Aggiungendo poi: “Alla fine noi vogliamo solo sapere chi ha ucciso nostro figlio e perché”.







