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Durante la sua visita di stato a Washington, la terza quest’anno, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha candidato il presidente statunitense Donald Trump al premio Nobel per la Pace. È successo poco prima che cominciasse una cena tra le delegazioni di due paesi, mentre i giornalisti si trovavano ancora nella sala. «Voglio darti, signor presidente, la lettera che ho inviato al comitato del Nobel. È una candidatura al Nobel per la Pace, ed è meritata», ha detto Netanyahu. «Wow, grazie, non lo sapevo, grazie. Da parte tua ha un grande valore. Grazie Bibi», ha risposto Trump visibilmente colpito, e usando il soprannome del primo ministro israeliano.

Netanyahu si trovava negli Stati Uniti per celebrare assieme a Trump l’attacco del mese scorso all’Iran, a cui gli Stati Uniti hanno partecipato con un bombardamento ai siti nucleari iraniani. Trump inoltre intendeva fare pressioni su Netanyahu affinché accettasse un nuovo accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza che è attualmente in discussione. Netanyahu, in un certo senso, ha prevenuto questi tentativi con un gesto di adulazione a cui Trump è particolarmente sensibile.

Trump desidera ricevere il Nobel per la Pace da tempo. Nel 2018, durante un comizio in Michigan, alcuni suoi sostenitori cominciarono a urlare «No-bel! No-bel!», e la cosa lo compiacque notevolmente. Nel 2020 disse che lui, e non il primo ministro etiope Abiy Ahmed, avrebbe meritato di ricevere il Nobel l’anno precedente. Il mese scorso ha scritto sul suo social Truth che «no, non vincerò il Nobel per la Pace qualunque cosa faccia. Che si tratti di Russia/Ucraina o di Israele/Iran i miei risultati non contano. Ma le persone lo sanno, e questo è quello che mi importa!».