Le curve di Inter e Milan, ormai si è capito, sono un gran bell’affare. Affare criminale, perché in altro modo non sarebbe declinabile il termine. Ma se la torta milionaria per anni e con l’occulta presenza delle cosche di Platì, in Curva Sud è stata gestita in modo monarchico con Luca Lucci a comandare su tutto e tutti, silenziando liti e malumori, non si può dire altrettanto dell’altra metà del cielo ultras di Milano. La storia recente della Curva Nord interista sembra quasi un plot shakespeariano animato da rancori e vendette, da tradimenti e morti ammazzati. Due, al momento. Ma forse il romanzo non è ancora concluso. E di certo il macabro tabellino sarebbe potuto essere più corposo se in questa storia non fossero intervenute nuove figure: i mediatori. Si tratta, risulta agli inquirenti, di personaggi che poco hanno a che vedere con il mondo ultras e molto invece con quello della malavita organizzata. Gente di peso, si dice nel milieu, gente che in agenda ha contatti con i potentati di ‘ndrangheta e Cosa nostra, in terra patria come sotto al Duomo. Non si tratta di giovani emergenti, ma di esperti consulenti della mafia spa, e che come in questo caso, pur allacciati a doppio filo con clan e famiglie, in curriculum non si portano condanne per mafia. Nella storia breve della Curva Nord iniziano ad affacciarsi nella seconda metà del 2018 quando il futuro morto ammazzato Vittorio Boiocchi esce da una galera ventennale e in un attimo, con minacce armate, si riprende il comando della Nord. Oggi, dopo l’indagine Doppia Curva, processi e sentenze, questi facilitatori sono ancora in pista con lo stesso immarcescibile ruolo: mediare contrasti facendo valere il proprio carisma criminale.