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Torino, 9 ott. (Askanews) – Una figura di spalle osserva una grande fotografia, un’opera di Jeff Wall. Ma chi la osserva è lo stesso artista che l’ha realizzata e ora sembra cercare di nuovo di decifrarla. Forse in questo piccolo momento rubato prima di un’intervista possiamo provare a vedere un possibile approccio al racconto del lavoro di Jeff Wall, da sempre portatore di un concetto di realtà fotografica tanto evidente quanto sfidante e problematica.
“Io credo che la fotocamera – ha detto Wall ad askanews – sia un dispositivo unico, che ci permette di catturare quello che i nostri occhi vedono normalmente, o per lo meno fissare qualcosa che assomiglia a ciò che gli occhi umani vedono. Ma è un dispositivo che in un certo senso ancora non capiamo, è troppo ampio, ci assomiglia troppo, è così tanto vicina al modo nel quale facciamo effettivamente esperienza del mondo da risultarci enigmatica. La fotografia ha questa qualità e penso che non sia possibile sfuggirle”.
Il punto è proprio questo: guardiamo una fotografia che assume così tanti elementi della realtà da essere quasi insostenibile. Nella massima chiarezza possibile ci accorgiamo di perdere i punti di riferimento. E la sensazione non vale per una sola immagine, ma ci accompagna lungo tutto il percorso della mostra che le Gallerie d’Italia di Torino hanno scelto di dedicare al grande fotografo canadese.






