di
Paolo Salom
Kim Aris racconta: «Ha compiuto 80 anni, soffre di cuore ed è in precarie condizioni di salute ma in Myanmar i generali continuano a tenerla in carcere in isolamento»
Non si arrende Kim Aris. «May May (mamma in birmano, ndr) è in precarie condizioni di salute. Ha compiuto 80 anni a giugno. Soffre di cuore, ha problemi di pressione. E i generali continuano a tenerla in carcere, in isolamento: non le è concesso nemmeno di rivolgere le parola agli altri detenuti».
Il secondogenito di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, icona dei diritti umanitari, la donna che aveva fatto sognare il Myanmar (ex Birmania) traghettando il suo Paese, con fatica e dolore, verso la democrazia, è in Italia per incontrare politici e attivisti, invitato da Albertina Soliani, ex senatrice e presidente onorario dell’Associazione per l’amicizia Italia-Birmania. Kim Aris ci risponde al telefono dal Monastero Mustangam, sui monti di San Lorenzo, vicino a Lerici, in un «paesaggio paradisiaco: avevo davvero bisogno di un momento di pace e meditazione». A Bologna ha da poco incontrato Pier Ferdinando Casini. Prima, a Roma, era stato al Senato e il presidente La Russa lo aveva salutato invocando «la liberazione di Aung San Suu Kyi». «Sono grato a tutti», dice ancora Kim. «Ogni intervento è un passo in avanti in favore di May May».






