Ultime sul caso di Venezi a Venezia. Ieri si è svolto l’attesissimo incontro fra il sindaco Luigi Brugnaro, anche presidente della Fondazione Fenice, il sovrintendente Nicola Colabianchi e i sindacati per la famosa «mediazione» del primo cittadino sullo strano caso della direttrice musicale che vogliono a Roma e a Venezia no. Però tre ore di discussione sulla situazione della Fenice sono servite soltanto a complicarla. Risultato della diplomazia del sindaco: i lavoratori della Fenice sono passati dallo stato di agitazione allo sciopero tout court. Il 17 ottobre salterà la prima del Wozzeck di Berg, che curiosamente doveva andare in scena in traduzione italiana (non è una scelta nazionalsovranista di Colabianchi ma del suo predecessore, Fortunato Ortombina, che oggi felicemente sovrintende alla Scala). Al suo posto, si terrà un’assemblea pubblica in luogo da destinare che potrebbe anche assumere la forma di un concerto gratuito offerto alla città: una clamorosa dimostrazione cui sono invitati, come da comunicato sindacale, «anche i colleghi delle altre istituzioni culturali che hanno espresso solidarietà alla Fenice», quindi in pratica tutti gli orchestrali italiani.
Per il resto, le parti sono rimaste sulle loro posizioni: Brugnaro & Colabianchi per Venezi, chi dovrebbe suonare con lei no. Il sindaco ha proposto di avviare «un percorso conoscitivo con il nuovo direttore musicale, confermandone però la nomina». Gli è stato risposto che se ne potrà discutere soltanto dopo averla revocata. Quello fra i due sponsor della direttrice e i lavoratori della Fenice è stato, pare, più uno scontro che un incontro. Al sindaco è stato chiesto su quale giudizio di merito sia stata scelta Venezi. Lui ha risposto che è «basata sulla fiducia», tipo Galbani. Il che, detto a chi ha avuto il posto dopo aver vinto un concorso internazionale dove suoni dietro una tenda perché non ti possano riconoscere, risulta alquanto curioso. Sempre Brugnaro ha poi sollevato il tema del timore dei professori a «provare» Venezi. Gli è stato replicato che l’Orchestra era appunto irritata, per usare un eufemismo, per l’arrivo di una direttrice che, appunto, nessuno ha potuto provare. Insomma, i suonatori gliele hanno cantate. Brugnaro ha annunciato di aver detto a Venezi «di non fare passi indietro» e che Colabianchi «ha la mia fiducia». Ma in questo dialogo fra sordi si registrano anche delle divergenze fra sindaco e sovrintendente. Il primo ha confermato quanto aveva già detto, che «il peso di Roma c’è stato e ci sarà sempre», insomma qualcuno o qualcuna si è fatto vivo per «sollecitare la scelta», come nella Cenerentola (nota per Brugnaro: di Rossini). Il secondo ha invece negato pressioni ripetendo di aver fatto tutto questo capolavoro da solo. «Lavoriamo per il bene del teatro», auspica Colabianchi, un teatro i cui lavoratori però l’hanno sfiduciato all’unanimità (ma niente paura, nell’Italia di oggi l’istituto delle dimissioni è di fatto abolito). Infine, Brugnaro ha annunciato che gli abbonamenti cancellati sono solo tre. Ma in calce alla lettera degli abbonati che minacciano di lasciare ci sono già 162 firme.












