La tensione dura fino all'ora di cena, dopo che per tutta la giornata si erano rincorse le voci che sì, finalmente si stava per chiudere: dopo mesi di tira e molla - con i territori sull'orlo della crisi di nervi - Matteo Salvini riesce a mantenere la guida del Veneto, candidando il suo vice Alberto Stefani per il dopo-Zaia. Ma Fdi incassa il diritto di rivendicare la Lombardia nel 2028, visto che indicare il nome - come recita una sua dichiarazione piuttosto arzigogolata - spetterà al partito "con il più recente maggiore peso elettorale" nel territorio "precedente le elezioni".
Cioè, salvo capovolgimenti, a Giorgia Meloni, visto che Fdi oggi è il partito della coalizione in Lombardia - certificato da ultimo anche alle europee. A decidere questo derby saranno insomma le politiche del 2027. La parola fine, per quella che è stata una vera e propria telenovela per tutta l'estate, l'ha messa una nota congiunta che ha ufficializzato il terzetto per il mini election-day di fine novembre (il civico Luigi Lobuono per la Puglia e il viceministro agli Esteri di Fdi Edmondo Cirielli in Campania).
Nota arrivata dopo riunioni incrociate, telefonate e incontri per calibrare pesi e contrappesi di una scelta, non del tutto indolore da entrambe le parti, ma che punta a mantenere il più possibile tranquilla la navigazione del governo, che la premier vuole portare a fine legislatura. Prima si vedono i luogotenenti dei partiti di maggioranza per sistemare il pasticcio campano, dopo che tra Fi e Fdi erano volati gli stracci. Gli azzurri hanno fatto resistenze multiple al meloniano doc Cirielli, che ha pubblicamente reso omaggio a Silvio Berlusconi (richiesta che era arrivata dal coordinatore regionale di Fi Fulvio Martusciello) mentre contestualmente Maurizio Gasparri dava la sua benedizione alla corsa del viceministro.









