L’ultima fatica letteraria di Claudia Grande, intitolata Pornorama (Il Saggiatore), non è un semplice true crime, ma un’ambiziosa e lucidissima miscela di noir metropolitano e teatro del grottesco che scatta una cruda fotografia a luci rosse della società contemporanea. L’autrice, già apprezzata per Bim Bum Bam Ketamina (2023), conferma la sua maestria nel plasmare un linguaggio versatile e liquido, perfetto per svelare l’ossessione del nostro tempo: la mercificazione del dolore e della morte.
Il romanzo si dipana in un intreccio labirintico tra Milano, Roma e Torino, focalizzandosi su una inquietante serie di decessi nel mondo del porno e degli influencer, frettolosamente archiviati come suicidi. Contro questa superficialità dilagante, si erge l’unica voce fuori dal coro: l’ispettore capo Vittoria De Feo. Figura acida e disillusa, ma animata da una rabbiosa determinazione, De Feo è decisa a scoperchiare la verità, indagando al di fuori degli schemi e confrontandosi con il lato più torbido e patetico del potere. Ad affiancare, o meglio a complicare, l’inchiesta ufficiale intervengono le ricerche parallele di Bet e Teo, una coppia di pseudo-giornalisti ventenni a caccia dello scoop della vita per rilanciare il loro blog.






