In un anno segnato da ondate di calore record ed eventi meteo estremi, cresce anche la necessità di trovare le parole giuste per raccontare la crisi climatica. L’informazione ambientale è diventata un terreno decisivo per comprendere il nostro tempo: un racconto che intreccia scienza, economia, politica e vita quotidiana. Se fino a qualche anno fa sembrava aver finalmente conquistato il posto nelle prime pagine dei giornali, in tv e sui social, ora stiamo attraversando una nuova “spirale del silenzio”. Le macro-crisi del presente portano in secondo piano il cambiamento climatico, che appare ancora distante, ma che ogni anno dimostra l’enorme portata dei suoi effetti disastrosi. Ed è proprio da questa sfida che nasce il CMCC Climate Change Communication Award. Ideato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e intitolato alla curatrice e artista Rebecca Ballestra, vuole premiare ogni due anni giornalisti e giornaliste che si distinguono in questo campo, valorizzando chi riesce a tradurre la complessità scientifica in consapevolezza collettiva. I vincitori 2025 L’edizione 2025 del premio riconosce l’impegno di Damian Carrington, giornalista ambientale del Guardian, e Pilita Clark, firma del Financial Times, due protagonisti del giornalismo internazionale che hanno saputo portare il tema dei cambiamenti climatici al centro del dibattito pubblico con rigore e continuità. Carrington, responsabile dell’area ambiente del Guardian, dal 2008 firma inchieste e analisi che uniscono il linguaggio della scienza alla forza del giornalismo d’impatto: dai legami tra inquinamento e salute pubblica alle responsabilità dell’industria fossile, fino ai costi sociali della crisi climatica. Clark, editorialista del Financial Times, si distingue per la capacità di leggere la transizione ecologica con le lenti dell’economia e della cultura aziendale, raccontando come la sostenibilità stia ridefinendo i comportamenti, i mercati e persino la leadership globale. Accanto ai vincitori principali, il CMCC assegna tre menzioni speciali: a Giulia Bassetto di Will Media per i contenuti multimediali, a Matteo Civillini di Climate Home News per il giornalismo digitale, e a Nicola Lagioia e Paolo Benini per il progetto Lucy sulla cultura, premiati per la capacità di unire discipline diverse in un linguaggio comune. L’evento La premiazione si terrà il 16 ottobre al Castello del Valentino di Torino (ore 9.30), durante l’apertura del Festival for the Earth, e sarà introdotta da Giulio Boccaletti, direttore scientifico del CMCC. A seguire, una tavola rotonda con giornalisti, ricercatori e comunicatori, tra cui Marta Ellena (CMCC), Paola Mazzoglio (Politecnico di Torino), Duccio Travaglini (Greencome) e Giuliano Antoniciello (CarpeCarbon), moderata dal giornalista e divulgatore Marco Merola. Il giornalismo e la sfida del clima Dietro ogni articolo, inchiesta o video sul clima c’è una sfida che riguarda l’intero mestiere giornalistico: come trasformare la mole di dati scientifici in storie capaci di orientare le decisioni collettive. È la “più grande storia del mondo”, come la definì il Guardian in un celebre podcast, e continua a interrogare le redazioni di tutto il pianeta. Il CMCC Award nasce anche come invito a percorrere strade ancora poco battute in Italia, dove il giornalismo climatico sta muovendo i primi passi strutturati, ma può diventare un laboratorio di innovazione e collaborazione tra scienza e informazione. Il premio onora la memoria di Rebecca Ballestra, artista impegnata nel plasmare un futuro sostenibile e nel promuovere processi di trasformazione positivi nella scienza, nelle scienze umane, nell’economia, nell’ecologia e nell’arte, e che ha collaborato con la Fondazione CMCC in iniziative culturali come il Festival for the Earth. Raccontare il clima, in fondo, significa raccontare noi stessi: le paure, le responsabilità e la possibilità concreta di cambiare direzione.