Caricamento player

Gli investimenti del Vaticano non saranno più gestiti «in via esclusiva» dallo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, la banca della Santa Sede. Lo ha deciso papa Leone XIV, in un documento pubblicato nei giorni scorsi dal titolo Coniuncta cura, che in parte modifica la gestione delle finanze vaticane decisa dal suo predecessore e in parte ne completa le riforme avviate.

La fine di questa esclusiva dello Ior può apparire una decisione tecnica, e invece è notevole per almeno due motivi. Il principale è che riduce il potere dell’ente della curia vaticana da sempre più discusso e controverso. Il secondo è che è la prima decisione di rilievo del nuovo pontefice, eletto a maggio e fin qui apparso attendista sia internamente che a livello diplomatico, al punto che il suo comportamento risulta difficile da interpretare perfino a chi lo aveva eletto. Qualche settimana fa, riflettendo pubblicamente su come sia fatto realmente Leone XIV, il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan ha detto: «È una domanda che ci stiamo ponendo tutti».

Ora Leone XIV sembra aver fatto qualcosa per dare una prima risposta, su un tema che riguarda gli assetti interni alla curia e le finanze vaticane, che sono piuttosto disastrate.