Lost Station Girls: il Mostro della Stazione è la risposta europea alle serie americane sui serial killer alla Monster: The Ed Gein Story, morbosamente curiose della psiche di assassini dipinti come tormentati e in qualche modo affascinanti. Il crime francese è ciò che dovremmo guardare per ricordarci quanto siano, piuttosto, insulsi e raccapriccianti. In originale Les Disparues de la Gare, la miniserie dall’8 ottobre su Disney+ si ispira a un caso di cronaca registrato in Francia tra il 1995 e il 2001 che vide quattro giovani donne scomparire nei paraggi della stazione di Perpignan. Di alcune furono rinvenuti i cadaveri mutilati, di una non si è mai saputo più nulla, in un’indagine che si rivelò fallace sotto svariati spunti di vista e, per molto tempo, incapace di collegare i casi come ascrivibili a un unico autore. Più Zodiac che Silenzio degli Innocenti, suddivisa in sei episodi e realizzata da un team al femminile (è diretta da Virginie Sauveur, sceneggiata da Gaëlle Bellan e interpretata da Camille Razat), la serie si dipana lungo un periodo di vent’anni che copre i punti cruciali delle indagini con disarmante lentezza.Non è un una mancanza di ritmo involontaria scaturita da una regia pigra, è l’unica scelta stilistica possibile per restituire lo snervante trascorrere del tempo che grava sulla protagonista, la poliziotta Flore, la cui vita professionale è segnata dal caso, e sui genitori di una delle scomparse, congelati in un limbo di dubbi e dolore mentre l’opinione pubblica si appropria della storia della ragazza creandole attorno un baraccone mediatico. La serie adotta uno stile narrativo documentaristico, tra procedurale, dramma familiare e critica sociale. La fotografia attinge a una tavolozza spenta, quasi grigia, che restituisce il senso di sospensione, smarrimento, ossessione che aleggia tra la stazione, il commissariato, i luoghi del delitti. I fatti sono filtrati dalla sensibilità di una narrazione che si sofferma sugli effetti psicologici sulle persone coinvolte, detective compresi: anche le loro esistenze e relazioni sono intaccate dalle scoperte scioccanti e dai fallimenti delle ricerche di un killer che si vede solo alla fine, per rivelarsi in tutta la sua squallida debolezza e mediocrità.Lost Station Girls© 2023 Disney+, Inc.Franck Martins, il vero ispettore francese che catturò Dino Scala figura come consulente della serie (e di altri crime) e la sua influenza è visibile: Lost Station Girls si presenta con un’aura di concretezza, di accuratezza nella rappresentazione dei procedimenti investigativi e di realismo nel far emergere la tensione fra prassi operativa e umanità. Nei panni della detective Flore Robin, poliziotta alle prime armi e poi man mano, ispettrice sempre più esperta e decisa, c’è Camille Razat. Lanciata a livello internazionale da Emily in Paris, l’attrice l’ha abbandonata perché non voleva ripetersi nei ruoli e così ha fatto. Oggi su Netflix arriva con una serie revenge period di nome Nero dove interpreta una strega orba, al cinema interpreterà una pianista in Prodigieuses, cercando in ogni occasione di cimentarsi in personaggi e generi diversi. Qui, alle prese con un ruolo drammatico e rigoroso, lascia trasparire da Flore lo stesso disprezzo e lo stesso stupore che entrambe provano nei confronti del colpevole.Flore incarna una di tante poliziotte alle prese con un sistema rigido che negli anni '90 era (ancora?) fortemente maschilista. La sua perseveranza nel proseguire le ricerche è alimentata dal contatto e dalla spinta empatica verso i cari delle vittime, in particolare con la madre di Tatiane. Dove Lost Station Girls colpisce forte è nella critica sociale: il “mostro” non è solo il serial killer, ma anche i giornalisti che cercano di dipingere le vittime come donne che possono essersela andata a cercare, o i passanti che hanno visto qualcosa e non hanno fatto niente. Lost Station Girls unta il dito contro le istituzioni, dove i pregiudizi si sostituiscono all’indagine. E infine, c’è lui, l’assassino. In un periodo in cui si parla molti di incel, quest’uomo piccolo e debole, isolato, delirante nella sua convinzione che le vittime che ha violentato siano andate con lui di propria volontà, è troppo reale, troppo familiare per farci provare pietà per le sue miserie.
Lost Station Girls: il mostro della stazione è una serie su un vero serial killer raccontata senza spettacolarizzazioni
Il crime francese dall'8 ottobre su Disney+ con Camille Razat di Emily in Paris incentrato sulla caccia all'assassino della stazione di Perpignan offre un disturbante ritratto degli incel in relazione alla violenza sulle donne










