Almeno mezz’ora al giorno devi uscire, mi hanno detto. Convalescenza da gestire con tempi d’aria limitati ma obbligatori. Ho obbedito. Ma fino a un certo punto. Pochi passi dal portone di casa e mi sono infilata, come sempre, al Bar dello Statuto.
Questo è il posto dei miei caffè. Quelli della pausa e del prima di…, dei cornetti ai frutti di bosco e del cappuccino caldo o freddo a seconda delle stagioni. Qui si legge mentre fuori scorre il viavai, si scrive anche se per strada i ritmi incalzano, c’è la miscela giusta tra bistrot e pausa lavoro. E la sera la pizza, fina sottile romana. BAS, il bar allo Statuto.
Da qualche anno è il luogo, come altri nel rione, che gli esquilini scelgono e riconoscono come zona franca, anticamera di una rinascita condivisa. Un po’ come la sua dirimpettaia assonante MAS, l’Accademia di Moda e Costume, rinata sulle ceneri degli storici Magazzini allo Statuto (di cui ha preservato l’acronimo), quelli del popolo. Un rinnovamento, non uno stravolgimento: perché l’anima dei magazzini c’è ancora. E oggi è bellissima, con i manichini e le macchine da cucire a vista, con generazioni di nuovi talenti imparano a tagliare e a cucire. Novità e tradizione che si fondono, rispetto per le botteghe storiche ma anche voglia di contaminazione. La spinta avanti. Ed emoziona sempre, a una certa ora del giorno, vedere i ragazzi che nelle pause attraversano la strada per andare da MAS a BAS.






